Dopo l’8 settembre 1943 il restaurato Governo Fascista si trovò a gestire una situazione economica già immiserita dalla guerra e aggravata da nuovi fattori, quali la siccità (che nel 1943 compromise irrimediabilmente i raccolti <1), la mancanza di materie prime, il peso dell’occupante tedesco (che pretendeva per sé quote di produzione obbligatoria agricola ed industriale) e per la Provincia di Como, l’inarrestabile numero degli sfollati. Nel Natale 1943, iniziative a scopo propagandistico, organizzate dal Capo della Provincia (quali il riscatto gratuito dei pegni dell’importo fino a 500 Lire e distribuzione di pacchi viveri alle famiglie), sono emblematiche della situazione di povertà <2.
Le ordinanze del Capo della Provincia, i Notiziari delle G.N.R. e gli organi della stampa locale, lasciano trasparire una realtà di miseria quotidiana, fatta di razionamenti, mercato nero, rialzo dei prezzi e furti. Il Notiziario della G.N.R. del 5 marzo 1944, annotava: “[…] il problema alimentare non tende a migliorare e i prezzi salgono vertiginosamente, in modo particolare nei piccoli centri, ove i più abbienti il più delle volte accaparrano le poche provviste che vi sono” <3.
Il 21 ottobre ’43, una delle prime direttive del neo eletto Capo della Provincia Scassellati, mirò a “[…] stroncare la continua corsa al rialzo dei prezzi e riportare le menti e l’attività di tutti all’onesto e al giusto […]”. <4
Sul quotidiano “La Provincia di Como” dell’11 novembre 1943, comparve il decreto del Capo della Provincia per la repressione delle macellazioni clandestine: “[…] Tutti i trasferimenti fuori del territorio del Comune, di bestiame vivo sia
da allevamento che da macello, sono oggi vietati […]. Tutto il bestiame che verrà trovato transitare senza la prescritta autorizzazione, verrà requisito […]. Il consumo della carne bovina, nei pubblici esercizi, a eccezione del sabato nella misura fissata per la popolazione sarà senz’altro ritenuto conseguenza di macellazione clandestina: anche i consumatori saranno deferiti all’autorità giudiziaria […]” <5.
Il 29 novembre 1943, una relazione sulla situazione a Canzo del Commissario Prefettizio Mario Noseda, al Federale Paolo Porta e al Comandante della 16ª Legione CC. NN. Ferdinando Vanini, pose in evidenza: “[…] il problema più urgente da risolvere è quello dei contadini, i quali stanno vendendo il bestiame per mancanza di mangime. In realtà il mangime si può acquistare al mercato nero a prezzi iperbolici, ed il fieno arriva dal bresciano a 600 Lire al quintale. I contadini chiedono perciò un permesso, che dovrebbe essere concesso dalle Autorità Militari Germaniche, per poter acquistare a Rovato (Brescia) almeno una parte del fieno che occorre per le loro vaccine” <6.
Il Notiziario della G.N.R. del 22 aprile 1944, registrava il continuo rialzo del prezzo dei grassi e l’irregolare distribuzione: “[…] rimane sempre insoluto il grave problema dei grassi. Il burro al mercato nero ha raggiunto il prezzo di Lire 400 il Kg. E l’olio, quando si trova, si paga sino a Lire 1.000 il fiasco. Anche il prezzo degli altri generi tende ad aumentare, con grave malcontento specialmente delle classi impiegatizie, operaie e delle categorie a reddito fisso” <7.
Al fine di aumentare le assegnazioni di prodotti alimentari, venne richiesta e ottenuta la qualifica di località tipicamente industriali oltre che per i centri maggiori Como e Lecco, anche per alcuni paesi della Brianza: Erba, Merone,
Cantù e Mariano Comense <8. La federazione dei fasci repubblicani, si adoperò per assicurare l’approvvigionamento alle mense aziendali che servivano 76.000 operai <9. Dall’1 gennaio 1943, furono istituite le mense aziendali obbligatorie per nutrire i lavoratori, essendo gli alimenti ottenuti con la tessera insufficienti. La mensa forniva un pasto per ogni operaio, costituito da un primo piatto fornito dalla Sepral (Sezione provinciale dell’Alimentazione), al secondo piatto doveva provvedere l’azienda. Tuttavia, spesso, mancavano i generi alimentari e le aziende dovevano provvedere in proprio, ricorrendo anche al mercato nero. In Alta Brianza e Vallassina alcune fabbriche furono classificate “ausiliarie” o “protette”, cioè di interesse bellico quali: la “Metallurgica Meroni” di Erba; la “Lamberti Camillo” tessuti di Erba; la “Fugini Gaetano Coltelli Bulloni” di Erba-Arcellasco; gli “Stabilimenti di Pontelambro”; le “Coltellerie Riunite” di Caslino d’Erba. Altre fabbriche di interesse militare vennero decentrate in Brianza da Milano: ad Albese la “Apparecchi Strumenti Aereonautici”; a Montorfano la “Società Telemeccanica. Apparecchi e Strumenti per la Marina da Guerra”; a Rogeno la ditta “Aeroplani Caproni”. Il personale di queste aziende era sottoposto alla disciplina militare di guerra. Erano previsti i reati di diserzione, sabotaggio, violenza ai superiori, rifiuto di obbedienza. La giurisdizione spettava ai Tribunali Militari <10. Le fabbriche, per mancanza di combustibile e di materie prime, che in Alta Brianza erano seta, rayon, cotone e metalli, riducevano orari e salari e, a volte, sospendevano la produzione. Ad aggravare tutto questo, si devono aggiungere le disposizioni come “il blocco dei tessuti” per il mercato interno e l’accorpamento dell’industria metallurgica in grandi conglomerati. I Notiziari della G.N.R. posero in evidenza tale situazione. Nel Notiziario del 5 marzo 1944 fu annotato: “[...] La mancanza di materie prime, soprattutto di materiali ferrosi e di filati, sia di seta che di rayon, ha, in questi ultimi giorni, acuito la già sensibile contrazione del lavoro in molti stabilimenti” <11. Il Notiziario dell’11 marzo 1944, informava: “Per disposizione degli organi competenti, quasi tutte le cartiere hanno sospeso o ridotto il lavoro a tempo indeterminato per mancanza di materia prima. […] le fonderie registrano una contrazione dell’attività per mancanza di ghisa e di carbone. Alcune torciture e tessiture seriche, difettando di filati, riducono proporzionalmente il numero delle operaie. Il disagio è particolarmente sentito da quelle aziende che, avendo sempre lavorato per conto di terzi, non beneficiano della assegnazione dei filati direttamente dall’Ente preposto alla distribuzione, ma attraverso commissionari, i quali molto spesso trovano conveniente cedere la loro assegnazione al mercato nero” <12.
Per quanto riguardava l’industria metallurgica, il Notiziario della G.N.R. del 19 maggio 1944, così annotava: “[…] Il decreto che ordina la denuncia e il blocco di metalli non ferrosi ha prodotto negli industriali i più svariati commenti. Si ha l’impressione che la denuncia sia stata imposta dall’autorità germanica e venga da essa autorità seguita e controllata a suo esclusivo vantaggio: si prevede la requisizione totale dei metalli con irrimediabile impoverimento del Paese. Il blocco arresterebbe inoltre larghe zone di attività industriale e provocherebbe la ricerca e l’occultamento dei metalli, per evitare di paralizzare o interrompere le attività produttive” <13.
Il 14 giugno 1943, la “Metallurgica Meroni” di Erba inviò al Prefetto di Como, un esposto per l’evidente impraticabilità dei provvedimenti del Governo sull’accorpamento dell’industria metallurgica: “[…] La sottoscritta si permette però di richiamare l’attenzione della Ecc.za. Vostra sui gravi danni che la proposta concentrazione porterebbe, specie alla nostra azienda, in rapporto anche all’ambiente dove essa svolge il suo lavoro […]. […] Ora nel nostro caso, un simile provvedimento priverebbe del lavoro un ingente numero di operai (450 operai), senza consentire il loro reimpiego in altre aziende, non essendovi industrie similari in zona. […] Circa poi, la pretesa economia nei trasporti e nei consumi, giova osservare che la nostra azienda (stabilimento ausiliario categoria A), partendo dal rottame raccolto nella zona, attraverso lavorazioni interne, moderne ed autarchiche, giunge ad un prodotto finito in gran parte assorbito e da commesse belliche dirette e da stabilimenti ausiliari della zona, per modo che qualsiasi modificazione dell’attuale struttura, aggraverebbe, e non migliorerebbe il già gravoso problema dei trasporti e dei consumi” <14.
[NOTE]
1 Per fronteggiare il deficit alimentare, aggravato dalla carestia, le autorità fasciste esortavano la popolazione a coltivare orti. Cfr. “La Provincia di Como”, 6 ottobre 1943, foglio s.n.;
2 Cfr. “La Provincia di Como”, 20 dicembre 1943, foglio s.n.;
3 Cfr. Perretta Giusto, Notiziari della Guardia Nazionale Repubblicana della Provincia di Como 1943-1945, Ed. Istituto Comasco per la storia del movimento di Liberazione, Graficop Como 1990, p.15;
4 Cfr. “La Provincia di Como”, 21 ottobre 1943, foglio s.n.;
5 Cfr. “La Provincia di Como”, 11 novembre 1943, foglio s.n.;
6 Cfr. ASC, Fondo Prefettura, Carte di Gabinetto, II versamento, Carte riservate Scassellati cart.4, relazione del Commissario prefettizio al Federale Paolo Porta e per conoscenza a Ferdinando Vanini Comandante della 16ª Legione CC. NN., del 29.11.1943, foglio s.n.;
7 Cfr. Perretta Giusto, op. cit., p.22;
8 Cfr. Roncacci Vittorio, La calma apparente del lago. Como e il Comasco tra guerra e guerra civile, Macchione Editore Varese 2003, p.163;
9 Cfr. “La Provincia di Como”, 18 ottobre 1943, foglio s.n.;
10 Cfr. ASC, Fondo Prefettura, Carte di Gabinetto, II versamento, industrie ausiliarie, cart. b. 92, fasc. 6, da gennaio 1943 al 1945, fogli s.n.;
11 Cfr. Perretta Giusto, op. cit., p.15;
12 Cfr. Perretta Giusto, op. cit., p.16;
13 Cfr. Perretta Giusto, op. cit., p.32;
14 Cfr. ASC, Fondo Prefettura, Carte di Gabinetto, II versamento, concentramento dell’industria siderurgica nazionale, cart. b. 105, fasc. 4, da gennaio 1943 al 1945, fogli s.n.
Laura Bosisio, Guerra e Resistenza in Alta Brianza e Vallassina, Tesi di Laurea, Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano, Anno Accademico 2008-2009
Le ordinanze del Capo della Provincia, i Notiziari delle G.N.R. e gli organi della stampa locale, lasciano trasparire una realtà di miseria quotidiana, fatta di razionamenti, mercato nero, rialzo dei prezzi e furti. Il Notiziario della G.N.R. del 5 marzo 1944, annotava: “[…] il problema alimentare non tende a migliorare e i prezzi salgono vertiginosamente, in modo particolare nei piccoli centri, ove i più abbienti il più delle volte accaparrano le poche provviste che vi sono” <3.
Il 21 ottobre ’43, una delle prime direttive del neo eletto Capo della Provincia Scassellati, mirò a “[…] stroncare la continua corsa al rialzo dei prezzi e riportare le menti e l’attività di tutti all’onesto e al giusto […]”. <4
Sul quotidiano “La Provincia di Como” dell’11 novembre 1943, comparve il decreto del Capo della Provincia per la repressione delle macellazioni clandestine: “[…] Tutti i trasferimenti fuori del territorio del Comune, di bestiame vivo sia
da allevamento che da macello, sono oggi vietati […]. Tutto il bestiame che verrà trovato transitare senza la prescritta autorizzazione, verrà requisito […]. Il consumo della carne bovina, nei pubblici esercizi, a eccezione del sabato nella misura fissata per la popolazione sarà senz’altro ritenuto conseguenza di macellazione clandestina: anche i consumatori saranno deferiti all’autorità giudiziaria […]” <5.
Il 29 novembre 1943, una relazione sulla situazione a Canzo del Commissario Prefettizio Mario Noseda, al Federale Paolo Porta e al Comandante della 16ª Legione CC. NN. Ferdinando Vanini, pose in evidenza: “[…] il problema più urgente da risolvere è quello dei contadini, i quali stanno vendendo il bestiame per mancanza di mangime. In realtà il mangime si può acquistare al mercato nero a prezzi iperbolici, ed il fieno arriva dal bresciano a 600 Lire al quintale. I contadini chiedono perciò un permesso, che dovrebbe essere concesso dalle Autorità Militari Germaniche, per poter acquistare a Rovato (Brescia) almeno una parte del fieno che occorre per le loro vaccine” <6.
Il Notiziario della G.N.R. del 22 aprile 1944, registrava il continuo rialzo del prezzo dei grassi e l’irregolare distribuzione: “[…] rimane sempre insoluto il grave problema dei grassi. Il burro al mercato nero ha raggiunto il prezzo di Lire 400 il Kg. E l’olio, quando si trova, si paga sino a Lire 1.000 il fiasco. Anche il prezzo degli altri generi tende ad aumentare, con grave malcontento specialmente delle classi impiegatizie, operaie e delle categorie a reddito fisso” <7.
Al fine di aumentare le assegnazioni di prodotti alimentari, venne richiesta e ottenuta la qualifica di località tipicamente industriali oltre che per i centri maggiori Como e Lecco, anche per alcuni paesi della Brianza: Erba, Merone,
Cantù e Mariano Comense <8. La federazione dei fasci repubblicani, si adoperò per assicurare l’approvvigionamento alle mense aziendali che servivano 76.000 operai <9. Dall’1 gennaio 1943, furono istituite le mense aziendali obbligatorie per nutrire i lavoratori, essendo gli alimenti ottenuti con la tessera insufficienti. La mensa forniva un pasto per ogni operaio, costituito da un primo piatto fornito dalla Sepral (Sezione provinciale dell’Alimentazione), al secondo piatto doveva provvedere l’azienda. Tuttavia, spesso, mancavano i generi alimentari e le aziende dovevano provvedere in proprio, ricorrendo anche al mercato nero. In Alta Brianza e Vallassina alcune fabbriche furono classificate “ausiliarie” o “protette”, cioè di interesse bellico quali: la “Metallurgica Meroni” di Erba; la “Lamberti Camillo” tessuti di Erba; la “Fugini Gaetano Coltelli Bulloni” di Erba-Arcellasco; gli “Stabilimenti di Pontelambro”; le “Coltellerie Riunite” di Caslino d’Erba. Altre fabbriche di interesse militare vennero decentrate in Brianza da Milano: ad Albese la “Apparecchi Strumenti Aereonautici”; a Montorfano la “Società Telemeccanica. Apparecchi e Strumenti per la Marina da Guerra”; a Rogeno la ditta “Aeroplani Caproni”. Il personale di queste aziende era sottoposto alla disciplina militare di guerra. Erano previsti i reati di diserzione, sabotaggio, violenza ai superiori, rifiuto di obbedienza. La giurisdizione spettava ai Tribunali Militari <10. Le fabbriche, per mancanza di combustibile e di materie prime, che in Alta Brianza erano seta, rayon, cotone e metalli, riducevano orari e salari e, a volte, sospendevano la produzione. Ad aggravare tutto questo, si devono aggiungere le disposizioni come “il blocco dei tessuti” per il mercato interno e l’accorpamento dell’industria metallurgica in grandi conglomerati. I Notiziari della G.N.R. posero in evidenza tale situazione. Nel Notiziario del 5 marzo 1944 fu annotato: “[...] La mancanza di materie prime, soprattutto di materiali ferrosi e di filati, sia di seta che di rayon, ha, in questi ultimi giorni, acuito la già sensibile contrazione del lavoro in molti stabilimenti” <11. Il Notiziario dell’11 marzo 1944, informava: “Per disposizione degli organi competenti, quasi tutte le cartiere hanno sospeso o ridotto il lavoro a tempo indeterminato per mancanza di materia prima. […] le fonderie registrano una contrazione dell’attività per mancanza di ghisa e di carbone. Alcune torciture e tessiture seriche, difettando di filati, riducono proporzionalmente il numero delle operaie. Il disagio è particolarmente sentito da quelle aziende che, avendo sempre lavorato per conto di terzi, non beneficiano della assegnazione dei filati direttamente dall’Ente preposto alla distribuzione, ma attraverso commissionari, i quali molto spesso trovano conveniente cedere la loro assegnazione al mercato nero” <12.
Per quanto riguardava l’industria metallurgica, il Notiziario della G.N.R. del 19 maggio 1944, così annotava: “[…] Il decreto che ordina la denuncia e il blocco di metalli non ferrosi ha prodotto negli industriali i più svariati commenti. Si ha l’impressione che la denuncia sia stata imposta dall’autorità germanica e venga da essa autorità seguita e controllata a suo esclusivo vantaggio: si prevede la requisizione totale dei metalli con irrimediabile impoverimento del Paese. Il blocco arresterebbe inoltre larghe zone di attività industriale e provocherebbe la ricerca e l’occultamento dei metalli, per evitare di paralizzare o interrompere le attività produttive” <13.
Il 14 giugno 1943, la “Metallurgica Meroni” di Erba inviò al Prefetto di Como, un esposto per l’evidente impraticabilità dei provvedimenti del Governo sull’accorpamento dell’industria metallurgica: “[…] La sottoscritta si permette però di richiamare l’attenzione della Ecc.za. Vostra sui gravi danni che la proposta concentrazione porterebbe, specie alla nostra azienda, in rapporto anche all’ambiente dove essa svolge il suo lavoro […]. […] Ora nel nostro caso, un simile provvedimento priverebbe del lavoro un ingente numero di operai (450 operai), senza consentire il loro reimpiego in altre aziende, non essendovi industrie similari in zona. […] Circa poi, la pretesa economia nei trasporti e nei consumi, giova osservare che la nostra azienda (stabilimento ausiliario categoria A), partendo dal rottame raccolto nella zona, attraverso lavorazioni interne, moderne ed autarchiche, giunge ad un prodotto finito in gran parte assorbito e da commesse belliche dirette e da stabilimenti ausiliari della zona, per modo che qualsiasi modificazione dell’attuale struttura, aggraverebbe, e non migliorerebbe il già gravoso problema dei trasporti e dei consumi” <14.
[NOTE]
1 Per fronteggiare il deficit alimentare, aggravato dalla carestia, le autorità fasciste esortavano la popolazione a coltivare orti. Cfr. “La Provincia di Como”, 6 ottobre 1943, foglio s.n.;
2 Cfr. “La Provincia di Como”, 20 dicembre 1943, foglio s.n.;
3 Cfr. Perretta Giusto, Notiziari della Guardia Nazionale Repubblicana della Provincia di Como 1943-1945, Ed. Istituto Comasco per la storia del movimento di Liberazione, Graficop Como 1990, p.15;
4 Cfr. “La Provincia di Como”, 21 ottobre 1943, foglio s.n.;
5 Cfr. “La Provincia di Como”, 11 novembre 1943, foglio s.n.;
6 Cfr. ASC, Fondo Prefettura, Carte di Gabinetto, II versamento, Carte riservate Scassellati cart.4, relazione del Commissario prefettizio al Federale Paolo Porta e per conoscenza a Ferdinando Vanini Comandante della 16ª Legione CC. NN., del 29.11.1943, foglio s.n.;
7 Cfr. Perretta Giusto, op. cit., p.22;
8 Cfr. Roncacci Vittorio, La calma apparente del lago. Como e il Comasco tra guerra e guerra civile, Macchione Editore Varese 2003, p.163;
9 Cfr. “La Provincia di Como”, 18 ottobre 1943, foglio s.n.;
10 Cfr. ASC, Fondo Prefettura, Carte di Gabinetto, II versamento, industrie ausiliarie, cart. b. 92, fasc. 6, da gennaio 1943 al 1945, fogli s.n.;
11 Cfr. Perretta Giusto, op. cit., p.15;
12 Cfr. Perretta Giusto, op. cit., p.16;
13 Cfr. Perretta Giusto, op. cit., p.32;
14 Cfr. ASC, Fondo Prefettura, Carte di Gabinetto, II versamento, concentramento dell’industria siderurgica nazionale, cart. b. 105, fasc. 4, da gennaio 1943 al 1945, fogli s.n.
Laura Bosisio, Guerra e Resistenza in Alta Brianza e Vallassina, Tesi di Laurea, Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano, Anno Accademico 2008-2009
