martedì 17 marzo 2026

Non solo balneazione a Finale Ligure


Tutto il comparto turistico del savonese è caratterizzato dal fatto di non aver mai voluto puntare su una clientela elitaria, bensì sugli esponenti del ceto medio. Questo ha portato alla necessità di pensare ad un’offerta turistica variegata, in modo da proporre soluzioni ed attività in grado di seguire le esigenze di visitatori con diverse possibilità di spesa. Nella località ligure di cui trattasi [Finale Ligure], il progressivo aumento del movimento turistico avviene nel periodo tra le due guerre. Per esempio, nel 1928, Finale Ligure è il luogo del savonese con il maggior numero di arrivi (14.200 circa) <85, mentre nel 1932, è il Comune con maggiore capacità ricettiva (1407 posti letto registrati) <86. Questo consolidamento è stato possibile anche grazie alla crescente collaborazione tra le istituzioni comunali e le aziende locali autonome, nonché alla consapevolezza che Finale possiede le condizioni climatiche, ambientali e infrastrutturali per poter sviluppare la doppia stagionalità: per tanto il comparto turistico iniziò ad incidere in maniera sostanziale sull’economia della città nel periodo tra le due guerre. E proprio in quel periodo, precisamente nel 1917, arrivò a Finale l’imprenditore genovese Rinaldo Piaggio, che rilevando lo stabilimento delle ex Officine di Finalmarina, diede inizio al cantiere aeronautico “Piaggio & Comp.”. Senza aver mai interrotto l’attività produttiva durante la Seconda Guerra mondiale, le industrie Piaggio diventano un conosciuto e affermato polo di produzione motoristico a livello internazionale. Nonostante diversi momenti di crisi che l’azienda ha dovuto affrontare, fino alla sua totale cessazione nel 2014, essa è sempre stata una fondamentale fonte di reddito per la zona del Finalese <87. La vocazione industriale e quella turistica di Finale sono sempre riuscite a convivere senza conflitti, hanno anzi potenziato in modo autonomo il settore finanziario e sociale del Comune. Per molto tempo, i due settori non hanno avuto particolari connessioni, e nessuno dei due ha prevalso sull’altro, al contrario di come è avvenuto in altre località della Riviera delle Palme (ad esempio Alassio e Sanremo), dove il settore turistico ha nettamente predominato su quello industriale, compromettendone lo sviluppo <88. La chiusura dello stabilimento Piaggio, oltre ad aver causato un danno economico alla città, come detto in precedenza, ha determinato anche una perdita a livello sociale, dato che molte generazioni di finalesi hanno lavorato per la ditta, che ormai era entrata a far parte della storia e della collettività locale. Inoltre, preoccupa l’argomento riconversione della ex area. Tutta la zona sta man mano finendo in via di degrado, col passare del tempo, ed è diventata oggetto di incuria: i muri sono stati graffitati, i vetri degli edifici sono stati rotti, gli ambienti occupati, le aree scoperte sono state riempite di rifiuti. Come citato di seguito nell’elaborato, si spera che il Comune riesca a trovare i fondi per partecipare ad una delle prossime aste di acquisizione dell’area, e che lo spazio venga investito per la creazione di nuovi servizi per la comunità ed i turisti.
A partire dagli anni ’60-’70, l’offerta turistica di Finale Ligure è protagonista di una novità. Vista l’imponenza del patrimonio naturalistico che la zona ha da offrire e la presenza di numerosissime falesie e pareti di roccia, il Comune inizia ad attirare un gran numero di appassionati di arrampicata. Come testimoniano le interviste raccolte nel docu-film "Finale ‘68’89", sportivi provenienti non solo dalla Liguria, ma anche da regioni limitrofe, iniziarono ad organizzare gruppi di arrampicata nel Finalese, affascinati dalle meraviglie paesaggistiche e dal clima favorevole della zona. Considerando che le amministrazioni locali si sono sempre interessate alla creazione di un’offerta che attirasse flussi turistici tutto l’anno, si decise di sviluppare un piano strategico basato sulla possibilità di svolgere determinate attività sportive. Dopo l’affermazione dell’immagine di Finale come meta per gli appassionati di climbing, intorno al 1996, alcuni imprenditori locali decisero che non bastava più puntare solamente sul mare e sulla balneazione. Il focus viene spostato dal litorale, all’entroterra. Si decise di puntare su ulteriori sport outdoor, soprattutto nel settore del bike, vista l’ormai stabile attività di arrampicata. Attraverso piani di promozioni di Finale Ligure in varie fiere internazionali, la meta inizia a conquistare l’attenzione degli appassionati ed inoltre, sempre col fine di promuovere il territorio, vengono organizzati i primi eventi sportivi all’interno dei confini comunali. Per esempio, nel 1997, nella suggestiva cornice di Finalborgo venne programmata la finale di mountain bike della Valtellina Cup, che ospitava atleti di fama internazionale, tra i quali l’olimpionica Paola Pezzo. Con lo scopo di garantire servizi appropriati, vengono aperte anche le prime strutture ricettive destinate ai visitatori appassionati di bicicletta, i cosiddetti "Bike Hotel". Proprio i proprietari privati di queste strutture si sono dedicati personalmente alla promozione delle loro attività e del territorio di Finale, con l’aiuto di altre associazioni locali (Comunità Montana in particolar modo) e dell’Assessorato al turismo del Comune, benché i finanziamenti pubblici fossero modesti. La rete di albergatori ha creato un Club di prodotto <90 ad hoc, sulla scia dei progetti messi in atto da Riccione <91. Nel 2019 viene creato il primo consorzio privato, condiviso altresì dalle amministrazioni locali, denominato Finale Outdoor Region (FOR). Il progetto è stato avviato per dare vita ad un comprensorio dedicato all’outdoor, non incentrato solamente su Finale Ligure, ma anche sulle zone limitrofe. Gli obiettivi principali sono quelli di valorizzare il territorio, anche attraverso la creazione di strutture dedicate, servizi e sentieri, e quello di promo-commercializzazione del prodotto. Fanno parte del consorzio circa 170 aziende tra associazioni e attività locali, non per forza collegati al comparto sportivo o turistico. I locals hanno sviluppato un’ottica per cui assicurare determinati servizi per i visitatori contribuisce a diffondere un’immagine positiva della destinazione, ampliando il numero degli arrivi e, di conseguenza, dei guadagni economici.
Un aspetto fondamentale per il FOR è la sostenibilità. Per esempio, si può citare il programma For You Card (da notare anche l’interessante espediente comunicativo dato dal gioco di parole tra ‘FOR’ che si riferisce al consorzio e ‘For’ la traduzione inglese di ‘per’), acquistabile anche online, uno strumento ideato per ottenere ricavi da destinare alla manutenzione dei sentieri e del territorio. I fondi vengono raccolti tramite cashback: utilizzando la carta nelle varie attività convenzionate; una piccola parte della spesa effettuata viene devoluta al consorzio ed al contempo il proprietario della carta guadagna punti e coupons per ottenere sconti sui servizi convenzionati. Tramite questa iniziativa sono stati raccolti, secondo i dati del 2023, ben 100.000 euro <92. Nei prossimi anni, il FOR si concentrerà a creare una rete sempre più ampia di zone incluse nel comprensorio, nonché a finanziare “nuovi” settori dell’outdoor, in particolare arrampicata e trekking, i quali attirano molti appassionati provenienti da tutto il mondo. Continueranno i progetti di promozione della destinazione e del patrimonio naturalistico, grazie all’organizzazione di importanti eventi sportivi, come due gare della UCI Mountain Bike Series, realizzabili vista la presenza di strutture ricettive e servizi di qualità. Ancora, gli esponenti del consorzio sperano di ampliare ancora di più l’offerta riguardante l’outdoor, con l’acquisizione di nuovi spazi adattabili, come ad esempio quelli della ex Piaggio. Tra i goals di Finale Outdoor Region, si individua la volontà di mettere a disposizione dei visitatori tutte le eccellenze del territorio finalese, non soltanto quelle paesaggistiche e naturalistiche, ma anche quelle artistiche e culturali. La valorizzazione del patrimonio culturale è alla base dell’idea che ha portato allo sviluppo del MAF e del MUDIF.
Il Museo Archeologico del Finale (MAF) è stato costituito nel 1931, con la denominazione di "Museo Civico di Finalmarina" e sede presso Palazzo Ghiglieri. Nel corso degli anni ’70 venne riservata al Museo una nuova dimora più ampia e di maggior prestigio situata presso il Complesso Monumentale di Santa Caterina in Finalborgo, dove ancora oggi è localizzato. La gestione è affidata al Comune di Finale Ligure ed alla Sezione Finalese dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri. Come è possibile leggere nella carta dei servizi, lo scopo dell’istituzione museale è quello di: «offrire un punto di riferimento culturale permanente per la comunità locale e facilitare la formazione di una conoscenza del passato per meglio comprendere la società attuale.» <93 Inoltre, il museo è custode di moltissimi beni patrimoniali storici e culturali, in particolar modo di carattere archeologico. Nel corso del suo operato, il MAF ha svolto vari studi e ricerche al fine di implementare la conoscenza sulla storia del Finalese, nonché attività di recupero, restauro e classificazione dei reperti. In continuo sviluppo, troviamo il progetto del Museo Diffuso del Finale (MUDIF), nato dalla sinergia di una rete di diversi enti pubblici e privati, tra i quali il Comune di Finale, l’Istituto Internazionale di Studi Liguri e le Parrocchie di San Biagio in Finalborgo e Sant’Eusebio a Perti (Diocesi di Savona e Noli). Lo scopo del Museo Diffuso è quello di rendere accessibile, sia di persona che virtualmente, il patrimonio culturale materiale ed immateriale di Finale Ligure, andando a creare una tipologia di offerta turistica sostenibile, volta a sensibilizzare i fruitori sull’importanza del mantenere intatto ciò che il paesaggio ha da offrire nel suo insieme. <94
[NOTE]
85 Bccs, Relazione sull’attività svolta dal Consiglio Provinciale dell’Economia di Savona durante l’annata 1929, pp 333-346.
86 Touring Club Italiano 1932, pp 27-60.
87 Caffarena F., Spazio aereo Piaggio, un secolo di cultura industriale nella città del volo, il Mulino, Bologna, 2020.
88 Zanini A., Un secolo di turismo in Liguria, Dinamiche, percorsi, attori, Franco Angeli Editore, Milano, 2012.
89 https://www.planetmountain.com/it/notizie/alpinismo/finale-68-online-film-sui-pionieri-arrampicata-finale-ligure.html
90 Il Club di Prodotto è una forma di aggregazione tra imprese finalizzata alla creazione di un prodotto turistico specifico destinato ad un mercato specifico. Gli attori locali sottoscrivono un medesimo sistema di valori, uno standard di servizi offerti per garantire la stessa qualità e requisiti omogenei. - Bauleo L., Club di prodotto e altre forme aggregative nel comparto turistico, 2006.
91 https://www.youtube.com/watch?v=Y8wwpRmXnfo&t=25s
92 https://www.finaleoutdoor.com/it/experience/sentieri-e-falesie-al-top-acquista-la-for-you-card#/esperienze
93 http://www.museoarcheologicodelfinale.it/pdf/carta_servizi_maf_2022.pdf
94 https://www.mudifinale.com/chi-siamo/
Alessia Botta, Finale Ligure: storia e valorizzazione del territorio, Tesi di laurea, Università degli Studi di Genova, Anno accademico 2022-2023