giovedì 21 maggio 2026

Il reclutamento intorno al 1950 di italiani nella Legione straniera


Secondo notizie attendibili trasmesse dal SIFAR alla divisione affari generali del Ministero dell’interno nel dicembre 1949, in autunno giunsero in Italia alcuni francesi diretti nelle regioni meridionali con lo scopo di arruolare clandestinamente elementi per la Legione [straniera francese]. Dopo aver allertato le prefetture della Sicilia, Calabria e Puglia, solo da Bari giunsero informazioni a sostegno di quanto già a conoscenza del SIFAR: dalla questura fu segnalata la presenza di un ingegnere francese, impiegato presso il centro nazionale di emigrazione a Milano e attivo tra Bari e Taranto con lo scopo di reclutare operai da inviare in Francia. Dalle indagini svolte dalla prefettura da Milano risultò la duplice natura dell’incarico affidatogli: assumere lavoratori per la Francia ma anche segnalare, agli organi francesi, la presenza di candidati idonei per la Legione <251. In effetti, la Lombardia costituì il centro nevralgico degli arruolamenti verificatisi nel biennio 1949-1950: gli agenti del SIFAR segnalarono allo Stato Maggiore della difesa la presenza di un ancien légionnaire che agiva di concerto con un legionario attivo principalmente a Como e in provincia <252. Nonostante la natura confidenziale delle informazioni sopra citate, tali notizie persero ben presto il carattere di segretezza, sia per la propagazione mediatica di cui divennero oggetto che per la conseguente notorietà diffusa sul territorio del capoluogo meneghino. Il 4 marzo 1950, “Il Paese” - poi seguito da “Il Tempo” - pubblicava un articolo dal titolo "Triste primato nella capitale lombarda. Cento milanesi ogni mese arruolati nella Legione". Sebbene la cifra di candidati appaia inesatta, lo scopo del giornalista era piuttosto quello di sottolineare il primato della città di Milano per numero di candidati e per l’esistenza di “loschi individui” che si premuravano di far giungere a Marsiglia i “malcapitati”: “uno di questi ingaggiatori abita - negli ambienti tutti lo sanno - in una via di Porta Ticinese. […] C’è chi dice che lui faccia parte di una banda che a Milano procaccia carne da macello per la Legione. Cosa si aspetta a iniziare da lui l’opera di epurazione?”. Tra una velata denuncia contro le insoddisfacenti azioni delle commissioni di epurazione e una manifesta protesta contro l’inefficienza delle autorità statali nell’arginamento di azioni irregolari, soggiace all’articolo la necessità di ostacolare un reclutamento che avrebbe contribuito, tramite l’ausilio degli italiani, a supportare le azioni francesi contro le truppe vietminh, nell’anno dei cambiamenti irreversibili nel conflitto indocinese <253.
I copiosi reportage giornalistici agirono da denotatori negli ambienti istituzionali. Il 9 marzo, l’onorevole socialista Giuseppe Arata presentò un’interrogazione per i ministri degli affari esteri e dell’interno per disporre indagini a fronte dei “recenti pietosi episodi che hanno turbato e commosso la coscienza pubblica”, cioè per stabilire se “nel nostro Paese, e specie tra la nostra gioventù, agiscano, e in quali forme, e con quali eventuali protezioni, ingaggiatori o intermediari per indurre i nostri giovani ad arruolarsi in formazioni militari straniere” <254. Per la prima volta nella storia della Repubblica, la classe politica iniziava a rivolgere il proprio interesse verso il “dramma di giovani” che, lusingati da promesse di avventure in terre esotiche, intrapresero percorsi generando rammarico e angoscia nelle famiglie. Si assisteva così anche all’estensione della dimensione di un problema che non interessava solo il singolo e le autorità, ma, più in generale, le famiglie stesse, talvolta inermi spettatrici o, al contrario, attive protagoniste di vane lotte contro un apparato militare che solo raramente, in presenza di favorevoli condizioni giuridiche, accolse le loro richieste. Il Ministero dell’interno si premurò così di fornire, in tempi celeri, un’esaustiva risposta all’interrogazione, ripercorrendo la genesi dell’arruolamento sulla penisola dalle sue prime fasi. Dai risultati emersi, negò l’esistenza di reclutatori sul territorio nazionale, affermando piuttosto che i lavoratori italiani inviati in Francia, insoddisfatti per le sfavorevoli condizioni di lavoro e per l’esiguità del salario, venivano lì sollecitati ad arruolarsi nella Legione, dietro la promessa di migliori condizioni materiali. Pertanto, il Ministero ignorava “i recenti pietosi episodi ai quali allude, senza specificarli, l’onorevole Arata”, richiamando solo l’attentato al console francese a Milano e il caso di dodici legionari italiani che, nel corso della traversata verso l’Indocina, atterriti dalla vita di sacrifici, decisero di disertare gettandosi in mare, venendo poi soccorsi da pescatori malesi che li condussero a Singapore <255. Parallelamente, la prefettura di Milano effettuò delle indagini tese a smentire la notizia della “probabile esistenza” di un’organizzazione per l’arruolamento di giovani. Secondo le autorità di polizia, l’informazione iniziò a diffondersi e ad essere ripresa dalla stampa in torno allarmistico dopo la fuga di due milanesi, uno dei quali era figlio di un dipendente del quotidiano “Corriere della Sera”, a cui si aggiunse la notizia di italiani espatriati clandestinamente in Francia e ivi arruolati, più o meno spontaneamente. In conclusione, secondo il Ministero, le notizie diffuse da “Il Tempo” e “Il Paese” erano infondate, posizioni però presto smentite da informazioni giunte da fonti fiduciarie, secondo cui le autorità francesi avevano intensificato la propaganda da marzo 1950 sia per necessità derivanti dalle operazioni in Indocina sia perché molti legionari, arruolati alla fine della seconda guerra mondiale e, quindi, alla conclusione del loro contratto, scelsero di non prolungare la ferma.
Pertanto, la Legione intraprese capillari azioni di autopromozione in Italia “e specialmente a Milano, ove, astuti ingaggiatori (per lo più italiani naturalizzati francesi) promettono condizioni vantaggiose non corrispondenti al trattamento reale”, ma anche in Francia, tra italiani emigrati clandestinamente, ovvero stranieri colpiti da decreto di espulsione, costretti a scegliere tra il rimpatrio o l’ingaggio <256.
Contemporaneamente, durante il mese di febbraio e marzo, quotidiani milanesi (“Corriere Lombardo”), romani (L’”Avanti!”, “L’Unità”) e genovesi diffondevano notizie circa le attività di arruolamento effettuate da “louches recruteurs” <257 in bar e periferie milanesi <258 da un ufficiale francese. In seguito alle dichiarazioni e alle misure adottate dalle autorità per debellare la rete di ingaggiatori per la Legione a Milano (di cui si continuava a negare l’esistenza), l’ufficiale si trasferì dal capoluogo lombardo a quello ligure per proseguire nello svolgimento delle stesse attività, alla ricerca di giovani candidati che, stando alle dichiarazioni del giornale di Pietro Ingrao, sarebbero stati selezionati anche tra Savona e Torino <259.
Di fronte alle crescenti pubblicazioni di articoli oltraggiosi e all’insorgenza di insidie nelle relazioni bilaterali, le autorità militari francesi dichiararono, a loro volta, di non essere in rapporto con organismi o individui responsabili di azioni di reclutamento illecite sulla penisola, nell’intento di dissipare incomprensioni nonché di sminuire e talvolta negare l’esistenza di tali agenti <260. Dinanzi ad un’intensa diffusione di articoli giornalistici, il console francese a Milano segnalava all’ambasciatore francese il tono critico e infamante della stampa italiana, fautrice di una vera e propria campagna diffamatoria con allusioni più o meno dirette alle responsabilità delle autorità francesi <261.
Il 16 marzo 1950 nelle pagine de “Il Tempo” riecheggiava la notizia di un arresto effettuato dai carabinieri a Roma volto a smantellare una vasta organizzazione accusata di favoreggiamento di emigrazione clandestina e arruolamento nella Legione, con quartier generale a Roma, ma attiva nei pressi di Ventimiglia <262. Nello stesso mese, a far breccia nelle erronee credenze degli organi diplomatici francesi circa l’assenza di agenti reclutatori in Italia, fu il caso isolato di un cittadino italiano che si rivolse al console di Venezia per chiedere protezione poiché ricercato dalla polizia per attività di reclutamento illegale svolte ripetutamente dal 1945, ovvero dall’inizio della sua ferma.
Impiegato presso il Service d’Information de la Légion Étrangère (SILE) a Marsiglia - istituito con l’obiettivo di svolgere una capillare propaganda e un conseguente cospicuo reclutamento - era stato incaricato di raccogliere informazioni e svolgere propaganda presso i campi profughi in Italia, specialmente anche tra cittadini dell’Europa orientale. Tale episodio rappresentò un pretesto per il console di Venezia per rivolgersi al consigliere militare presso l’ambasciata francese a Roma al fine di sottolineare “les inconvénients que pourraient soulever les activités de ses agents en Italie, en raison des bons rapports que nous entretenons avec ce pays” <263.
Si colloca all’interno di questo articolato e nebuloso contesto l’interrogazione del senatore Umberto Terracini, tesa sia ad accelerare la diffusione dei risultati delle indagini svolte - così da poter stroncare l’ulteriore prosecuzione di attività “clandestina e illegale” e ottenere il ritorno dei giovani in patria - sia a sollecitare il governo a intraprendere “azioni decisive” presso l’omologo francese per impedire l’ingaggio di italiani. Attraverso una severa critica di inefficienza rivolta alle autorità italiane, sottolineava altresì la diretta responsabilità del governo francese in questa “attività criminosa”: “lo si sa ed è notorio: ognuno può leggerlo in cento libri, acquistabili in ogni libreria, [la Legione] ha steso una rete di agenti arruolatori in tutto il mondo, per cogliervi questa gioventù odierna - turbata, inquieta e senza certezza di avvenire - e incatenarla alla malfamata Legione straniera, e trascinarla, fino al sacrificio della vita, al servizio della Francia, paese rispettabile, ma che non ha nulla a che fare con l’Italia, la nostra Nazione” <264. Nel lungo discorso di Terracini possono essere così dapprima individuate aperte critiche alla politica francese condotta in Indocina nonché al governo di Bidault, soprattutto rispetto alla decisione di una prosecuzione della guerra in Estremo Oriente e al crescente coinvolgimento americano. Infatti, con il mutamento del conflitto da guerra di decolonizzazione a scontro tra blocchi ideologici, la presenza di italiani nella Legione rappresentava una tacita e silenziosa manifestazione di solidarietà del governo italiano verso l’impegno francese. In un anno decisivo che vide anche i primi forti segnali di cambiamento nell’opinione pubblica francese rispetto alla “inutile guerra”, la protesta di Terracini assunse sempre più le caratteristiche di un chiaro e forte messaggio di sostegno ai compagni vietnamiti, in un periodo altresì determinante anche per la Legione, a causa della smobilitazione dei legionari arruolatisi nel 1945, dell’intensificazione della propaganda di arruolamento e del conseguente ricambio di effettivi <265. L’appello di Terracini rimase pressoché inascoltato, poiché il sottosegretario agli esteri Valentino Domenidò non ventilò l’opportunità di un accordo generale con la Francia per vietare l’ingaggio di italiani, ma esortò ad attenersi all’osservazione dei rapporti internazionali e degli ordinamenti interni, facendo talvolta ricorso all’annullamento o alla rescissione dell’ingaggio - laddove consentito dall’ordinamento della Legione - talaltra migliorando le condizioni dei lavoratori italiani all’estero, i quali, insoddisfatti, si trovavano nella condizione di individuare nella Legione una redditizia alternativa occupazionale <266. L’interrogazione echeggiò nelle più celebri testate giornalistiche della capitale, da “La Stampa” alla “Gazzetta del Popolo” che, nell’intento di denunciare “centrali clandestine e illegali”, non fecero che produrre l’effetto contrario, cioè stimolare la curiosità di molti lettori, con conseguente incremento di domande rivolte ai consolati circa le modalità di ingaggio per la Legione <267.
[NOTE]
251 AUSSME, Servizio Informazioni Militari, 1^ Divisione, b. 663.
252 Documenti di giugno 1949. AUSSME, Servizio Informazioni Militari, 1^ Divisione, b. 663
253 D.P. Triste primato nella capitale lombarda. Cento milanesi ogni mese arruolati nella Legione Straniera. “Il Paese”, 4 marzo 1950. ACS, Ministero dell’interno, Direzione Generale Pubblica Sicurezza, Ufficio ordine pubblico, Categorie
permanenti, G-associazioni, G-79, Legione straniera, b. 130.
254 Atti parlamentari - Camera dei deputati, Discussioni, seduta del 9 marzo 1950. Intervento dell’On. Giuseppe Arata, p. 16047. https://www.camera.it/_dati/leg01/lavori/stenografici/sed0409/sed0409.pdf (ultimo accesso il 12 febbraio 2023).
255 Il ministro Scelba al capo di gabinetto della DGPS, 23 marzo 1950. ACS, Ministero dell’interno, Direzione Generale Pubblica Sicurezza, Ufficio ordine pubblico, Categorie permanenti, G-associazioni, G-79, Legione straniera, b. 130. Sul tema delle diserzioni durante il viaggio verso l’Indocina si rimanda al quarto capitolo.
256 Informazioni rilasciate da fonti confidenziali. Documenti di marzo e giugno 1950. ACS, Ministero dell’interno, Direzione Generale Pubblica Sicurezza, Ufficio ordine pubblico, Categorie permanenti, G-associazioni, G-79, Legione straniera, b. 130.
257 La notizia veniva pubblicata anche il 7 febbraio sulla “Gazzetta del Lunedì”.
258 “Il Tempo”. Le informazioni sui quotidiani e sul contenuto degli articoli sono contenute in una relazione del console generale di Francia a Milano all’ambasciatore francese a Roma. AMAE, Europe, sous série administrative 1949-1955, d. 78 (Italie, octobre 1949 - septembre 1955).
259 AMAE, Europe, sous série administrative 1949-1955, d. 78 (Italie, octobre 1949 - septembre 1955). Malgrado il tentativo delle autorità francesi di smentire le notizie inerenti alla presenza di ingaggiatori in città del nord d’Italia, l’attività di agenti a Genova non si concluse nel 1950: nel 1955 il vice console francese a Genova segnalava la presenza in prossimità del porto di un cittadino francese che svolgeva azioni di ingaggio per la Legione, già arrestato ma rilasciato per insufficienza di prove. La notizia generò una breve campagna di stampa contro il Corpo. La lettera del vice console al Quai d’Orsay rivela altresì dettagli importanti per monitorare lo svolgimento dell’interesse dell’opinione pubblica verso la Legione: nel 1954, i fatti di Diên Biên Phu generarono fierezza nei genovesi per la presenza di concittadini nel Corpo, ma con la fine della guerra reticenza e avversione non tardarono a manifestarsi, soprattutto da parte delle autorità italiane, spesso le principali artefici di ostacoli burocratici nella concessione, alle famiglie dei legionari caduti in guerra, delle dovute ricompense economiche. AMAE, Europe, sous série administrative 1949-1955, d. 78 (Italie, octobre 1949 - septembre 1955).
260 Carteggio tra i consolati francesi in Liguria e l’ambasciatore francese a Roma, nonché tra quest’ultimo e il ministro degli Affari esteri francese, febbraio-marzo. AMAE, Europe, sous série administrative 1949-1955, d. 78 (Italie, octobre 1949 - septembre 1955).
261 Relazione del console francese a Milano all’ambasciatore francese a Roma, 7 marzo 1950. AMAE, Europe, sous série administrative 1949-1955, d. 78 (Italie, octobre 1949-septembre 1955); AMAE, Direction des Conventions administratives et des Affaires consulaires, Conventions administratives et affaires consulaires 1940-1978, d. 42.
262 “Il Tempo”, 16 marzo 1950. Il giornale è menzionato in un rapporto dell’ambasciatore francese a Roma al ministro degli affari esteri, 24 marzo 1950. AMAE, Europe, sous série administrative 1949-1955, d. 78 (Italie, octobre 1949-
septembre 1955). La notizia venne confermata dal direttore dell’Interpol, lui stesso sorpreso dal diffuso interesse nutrito da giovani disoccupati verso la Legione, menzionando l’esempio di quattro ragazzi romani iscritti al Movimento Sociale Italiano che, su consiglio di Bottati, si diressero in Francia per arruolarsi. Ambasciatore francese a Roma al ministro degli affari esteri, 24 marzo 1950. AMAE, Europe, sous série administrative 1949-1955, d. 78 (Italie, octobre 1949 - septembre 1955).
263 Documento del 15 marzo 1950, poi oggetto di uno scambio di telegrammi anche tra l’ambasciatore francese a Roma e il ministro degli affari esteri, il 23 giugno 1950 e tra il ministro degli Affari esteri e il ministro della Difesa, il 3 luglio 1950. AMAE, Europe, sous série administrative 1949-1955, d. 78 (Italie, octobre 1949 - septembre 1955).
264 Atti parlamentari - Senato della Repubblica, Discussioni, seduta del 22 maggio 1950. Intervento del senatore Umberto Terracini, p. 16393 (http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/487289 - ultimo accesso il 12 febbraio 2023).
AMAE, Direction des Conventions administratives et des Affaires consulaires, Conventions administratives et affaires consulaires 1940-1978, d. 42.
265 Se ne tratterà più approfonditamente nel prossimo capitolo.
266 Atti parlamentari - Senato della Repubblica, Discussioni, seduta del 22 maggio 1950. Intervento del senatore Umberto Terracini, p. 16393 (http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/487289 - ultimo accesso il 12 febbraio 2023).
267 Console di Torino all’ambasciatore di Francia in Italia, 25 maggio 1950. AMAE, Europe, sous série administrative 1949-1955, d. 78 (Italie, octobre 1949 - septembre 1955).
Mariella Terzoli, "Patrie internationale de la deuxième chance?" Italiani nella Legione straniera francese durante la guerra di decolonizzazione in Indocina (1946-1956), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano - École des hautes études en sciences sociales (EHESS), Anno accademico 2021-2022