Anche il Comitato di Torino si preoccupa di informare le brigate del corretto comportamento da tenersi di fronte alla popolazione, perché «bisogna togliere […] la sensazione che il Partigiano organizzi orgie, bisogna impedire che i Partigiani fuggono il nemico perché amano la vita comoda». La comunicazione del CLN affronta anche il tema delle requisizioni, che vengono realizzate «senza rilasciare il relativo buono» e «con metodi tutt'altro che desiderabili che urtano la popolazione». È da leggere in relazione alla precedente la comunicazione che il Comando della VI divisione invia ai commissari politici della 16ª e della 48ª brigata il 18 dicembre [1944]. Il Comando infatti denuncia che in "quest'ultimo periodo non solo non si è fatto alcun progresso in questo senso [in materia di disciplina, NdA], ma si è verificato un rilassamento pressochè [!] generale". <549 Pur giustificando i partigiani della propria divisione, ritenendo che il generale «[rilassamento] è dovuto, in principal modo, a cause del tutto contingenti», il commissario di divisione invita quelli di brigata a «reagire e prendere tutte le misure che riterrete necessarie per superare questo stato di cose». Ma in una nuova comunicazione dello stesso comando, sempre diretta ai commissari, del gennaio successivo, i richiami alla disciplina delle brigate vertono, oltre che sui medesimi argomenti, anche sullo spreco di munizioni in «sparatorie senza motivo», sul «vestiario dei garibaldini» e sul «gioco d'azzardo». <550
Il controllo sulle brigate non avviene solo per mezzo di lettere e comunicazioni. Le Garibaldi infatti hanno una ramificata struttura di commissari e ispettori che provvedono a informare i comandi di divisione dei vari problemi che deve affrontare una determinata brigata. Non ci è stato possibile consultare la totalità delle relazioni prodotte di volta in volta dai commissari, né di trovarne in numero tale da poter delineare per ogni periodo lo stato delle diverse brigate. Per il periodo settembre-ottobre '44, che risulta essere molto importante nel contesto delle relazioni tra formazioni partigiane nelle Langhe, abbiamo a disposizione le relazioni prodotte da “Andreis”, in qualità di ispettore delle brigate 16ª, 48ª e 78ª. L'analisi che l'ispettore compie ci offre la possibilità di vedere più nello specifico i caratteri che determinano l'identità di quei gruppi e ci consentirà di far emergere quelle specificità che contraddistinguono ogni singola banda. “Andreis”, che visita le varie brigate durante il mese di settembre, trova una situazione alquanto deludente sul piano politico, meno problematica invece a livello militare. Come abbiamo detto sopra, nel paragrafo dedicato al ruolo dei commissari, alla divisione manca quasi totalmente un efficiente commissariato che - secondo l'ispettore - ha causato i problemi di indisciplina e «incomprensioni e deficienze politiche che creano ed alimentano diffidenze tra la popolazione e verso le altre formazioni». <551 “Andreis” si riferisce ai «fazzoletti rossi, stelle rosse, falci e martelli, canti, saluti col pugno, chiacchiere sulla rivoluzione e contro i preti, requisizioni non sempre ben fatte, cattivo trattamento verso la popolazione, ecc.» che, seppur opera di alcuni, gettano discredito tra la popolazione e tra le formazioni vicine. Questi fenomeni, diffusi - sembra di capire - in tutta la divisione, interessano in particolare la 78ª brigata. <552
“Andreis” stesso ci spiega il motivo di questa particolarità. Abbiamo già avuto modo di vedere la figura di “Primo”, la sua formazione, il suo carattere e come questi elementi avessero determinato lo spirito del gruppo. Sono soprattutto i segni esteriori che adottano i membri della brigata, «ognuno portano [sic] falce e martello, [...] scolpiti su ogni fucile», <553 a preoccupare “Andreis” e a fargli ritenere necessaria una “depurazione”, del gruppo, da questi simboli e, del comandante, da atteggiamenti devianti rispetto alla linea di unità e apertura delle Garibaldi; tanto più che agli inizi di settembre il CLNAI aveva invitato tutti i comandi a uniformare le proprie formazioni dal punto di vista dei comportamenti e del vestiario, e il CBG [Comando Generale Brigate Garibaldi] aveva stabilito «che il saluto per tutti i partigiani sia il saluto militare come nell'esercito regolare sia a capo coperto che scoperto. "Il saluto é [sic] segno di educazione e di rispetto nonché di disciplina. I comandi in oggetto dispongono che tali direttive siano rispettate; affinché al passaggio di Comandanti gli uomini salutino in modo dovuto. Il distintivo ufficiale dei 'Garibaldini' é [sic] la stella a cinque punte (punte color rosso, sfondo bianco e centro verde) come già in gran parte distribuite ai Distaccamenti. Tali stelle devono essere applicate sul lato sinistro della giubba sopra il taschino. Tutti gli altri distintivi ed emblemi (ad eccezione di quelli di grado) devono scomparire". <554 Ritornando alla visione complessiva della divisione, vediamo che “Andreis” denuncia tendenze autonomistiche dei vari distaccamenti "vi è ancora troppo la tendenza a considerarsi “bande” e non distaccamento, parte integrante di Brigate che compongono una Divisione". Tendenze che “Andreis” nota essere presenti anche nella 48ª, «forse più spiccate che nelle altre Brigate, determinate in parte anche dal buon armamento e da un certo arrivismo di qualche comandante di distaccamento». Questa brigata, che secondo la relazione presa in esame risulta essere la più forte, deve parte della sua solidità ed efficienza, sia sul piano politico che su quello militare, alla presenza di un comandante come «Kin, che è un ufficiale effettivo del vecchio esercito [che] non possiede soltanto qualità militari, ma possiede pure le qualità del buon commissario politico». <555 La brigata più travagliata è invece la 16ª. Qui, l'uccisione del suo comandante da parte di un altro partigiano e le vicende successive determinano uno stato di disordine, anche perché «il nostro povero compagno “Devic” [...] [lavorava] “personalmente”», aggravato dal fatto che il Commissario politico, «Doria, gran brav'uomo, è assolutamente inferiore alla sua funzione. E' un gran chiacchierone, animato dalla più grande buona volontà, ma a cui mancano capacità organizzative e politiche». I contrasti interni a questa brigata, che subisce un rapido avvicendamento nei comandi, sembrano essere determinati dalla mancanza di un collante comune, che possa legare i partigiani tra loro e questi al comandante. Al neocomandante Marco, <556 «completamente sconosciuto» agli uomini della 16ª, non basta aver «dimostrato di possedere calma, coraggio e capacità organizzative» per ottenere la fiducia degli uomini e il loro controllo; poco dopo la sua nomina infatti, un comandante di un suo distaccamento lo pone in arresto insieme al commissario di brigata, non riconoscendo l'autorità.
Possiamo dedurre, da queste sintetiche ma significative relazioni, almeno tre conclusioni. In primo luogo, emerge una varietà di comportamenti e di situazioni che ci convincono ancora di più a non poter appiattire su una categoria le caratteristiche specifiche di ogni singola brigata, partendo da semplici presupposti di appartenenza politica o ideologica. Meno evidente, ma di sicura importanza - bisognerebbe condurre uno studio specifico per trarne le dovute conclusioni -, è il valore che il rapporto tra uomini e comandanti assume per la coesione interna del gruppo. Lo dimostrano, da punti di vista diversi, i casi di “Primo”, di “Kin” e di Marco. Prendendo il caso di quest'ultimo si potrebbe dire che la conoscenza, la famigliarità, sia il fattore principale che permette un buon rapporto tra uomini e comandante, ma, considerando la 48ª, altri sembrano essere i fattori, ad esempio le capacità militari e politiche. In ultimo, “Primo” è il caso del comandante energico, “veterano” sia della guerra fascista, in cui però aiuta i partigiani titini, sia della guerra partigiana, capace di trasmettere la propria personalità su quella dell'intero gruppo. L'ultima conclusione che si può trarre da queste relazioni, la cui corretta interpretazione è basata sul riferimento costante ad altri documenti, garibaldini e non, è lo spiccato autonomismo che caratterizza, a gradi diversi, le tre brigate. Questo aspetto ci porta a considerare, da un diverso punto di vista, le decisioni che i comandi di brigata prendono in relazione al contesto in cui si trovano a operare. Come nel caso della disciplina, così anche per gli altri ambiti della vita partigiana, dal rapporto con il nemico fino a quello con la popolazione - e questi due elementi non sempre possono essere separati nelle scelte che impone la guerriglia -, i comandi di brigata prendono decisioni in maniera autonoma, a volte seguendo le linee degli organi centrali, a volte ignorandole per esigenze sia etiche che di carattere pratico.
[NOTE]
549 “Disciplina”, Comando VI divisione Garibaldi ai Commissari politici delle Brigate 16ª, 48ª, 99ª, Comm. Pol. di Divisione, 18.12.44, in AISRP, C 14 d
550 “Commissariato” Comando VI Divisione Garibaldi a tutti i commissari politici, Com. “Nanni”, Comm. Pol. “Remo”, 1.1.45, in AISRP, C 14 fasc. d
551 Per questa e le successive citazioni si veda “Relazione sulla VI^ Divisione”, “Andreis” alla delegazione delle brigata d'assalto Garibaldi per il Piemonte, 12.10.44 in AISRP, B 28 c
552 Già nel giugno, “Barbato” aveva denunciato queste manifestazioni in occasione di una sua prima visita nelle Langhe: «Ho tenuto rapporto alle squadre di Mario (molto appariscente, camicie rosse, pugno chiuso), ho fatto le necessarie raccomandazioni [...]» in G. Nisticò (a cura di), Le Brigate Garibaldi, Vol. II, doc. 165, “Il comandante della 1ª divisione Piemonte, “Barbato”, 'ai compagni responsabili' della Delegazione per il Piemonte”, 24.6.44, p. 67
553 “Relazione sulla 78^ Brigata”, “Andreis” alla delegazione delle brigata d'assalto Garibaldi per il Piemonte, 12.10.44 in AISRP, B 28 c
554 “Saluto - Distintivi”, CLNAI - CVL - VI divisione Garibaldi “Langhe” - 48ª brigata Garibaldi a tutti i distaccamenti dipendenti, [data di arrivo, segnata a matita] 12.9.44, in AISRP, C 14 a
555 “Relazione sulla 48^ Brigata”, “Andreis” alla delegazione delle brigata d'assalto Garibaldi per il Piemonte, 12.10.44 in AISRP, B 28 c
556 Vice comandante della 48ª e divenuto, dopo la morte di “Devic”, comandante della 16ª
Giampaolo De Luca, Partigiani delle Langhe. Culture di banda e rapporti tra formazioni nella VI zona operativa piemontese, Tesi di laurea, Università degli Studi di Pisa, Anno Accademico 2012-2013
Il controllo sulle brigate non avviene solo per mezzo di lettere e comunicazioni. Le Garibaldi infatti hanno una ramificata struttura di commissari e ispettori che provvedono a informare i comandi di divisione dei vari problemi che deve affrontare una determinata brigata. Non ci è stato possibile consultare la totalità delle relazioni prodotte di volta in volta dai commissari, né di trovarne in numero tale da poter delineare per ogni periodo lo stato delle diverse brigate. Per il periodo settembre-ottobre '44, che risulta essere molto importante nel contesto delle relazioni tra formazioni partigiane nelle Langhe, abbiamo a disposizione le relazioni prodotte da “Andreis”, in qualità di ispettore delle brigate 16ª, 48ª e 78ª. L'analisi che l'ispettore compie ci offre la possibilità di vedere più nello specifico i caratteri che determinano l'identità di quei gruppi e ci consentirà di far emergere quelle specificità che contraddistinguono ogni singola banda. “Andreis”, che visita le varie brigate durante il mese di settembre, trova una situazione alquanto deludente sul piano politico, meno problematica invece a livello militare. Come abbiamo detto sopra, nel paragrafo dedicato al ruolo dei commissari, alla divisione manca quasi totalmente un efficiente commissariato che - secondo l'ispettore - ha causato i problemi di indisciplina e «incomprensioni e deficienze politiche che creano ed alimentano diffidenze tra la popolazione e verso le altre formazioni». <551 “Andreis” si riferisce ai «fazzoletti rossi, stelle rosse, falci e martelli, canti, saluti col pugno, chiacchiere sulla rivoluzione e contro i preti, requisizioni non sempre ben fatte, cattivo trattamento verso la popolazione, ecc.» che, seppur opera di alcuni, gettano discredito tra la popolazione e tra le formazioni vicine. Questi fenomeni, diffusi - sembra di capire - in tutta la divisione, interessano in particolare la 78ª brigata. <552
“Andreis” stesso ci spiega il motivo di questa particolarità. Abbiamo già avuto modo di vedere la figura di “Primo”, la sua formazione, il suo carattere e come questi elementi avessero determinato lo spirito del gruppo. Sono soprattutto i segni esteriori che adottano i membri della brigata, «ognuno portano [sic] falce e martello, [...] scolpiti su ogni fucile», <553 a preoccupare “Andreis” e a fargli ritenere necessaria una “depurazione”, del gruppo, da questi simboli e, del comandante, da atteggiamenti devianti rispetto alla linea di unità e apertura delle Garibaldi; tanto più che agli inizi di settembre il CLNAI aveva invitato tutti i comandi a uniformare le proprie formazioni dal punto di vista dei comportamenti e del vestiario, e il CBG [Comando Generale Brigate Garibaldi] aveva stabilito «che il saluto per tutti i partigiani sia il saluto militare come nell'esercito regolare sia a capo coperto che scoperto. "Il saluto é [sic] segno di educazione e di rispetto nonché di disciplina. I comandi in oggetto dispongono che tali direttive siano rispettate; affinché al passaggio di Comandanti gli uomini salutino in modo dovuto. Il distintivo ufficiale dei 'Garibaldini' é [sic] la stella a cinque punte (punte color rosso, sfondo bianco e centro verde) come già in gran parte distribuite ai Distaccamenti. Tali stelle devono essere applicate sul lato sinistro della giubba sopra il taschino. Tutti gli altri distintivi ed emblemi (ad eccezione di quelli di grado) devono scomparire". <554 Ritornando alla visione complessiva della divisione, vediamo che “Andreis” denuncia tendenze autonomistiche dei vari distaccamenti "vi è ancora troppo la tendenza a considerarsi “bande” e non distaccamento, parte integrante di Brigate che compongono una Divisione". Tendenze che “Andreis” nota essere presenti anche nella 48ª, «forse più spiccate che nelle altre Brigate, determinate in parte anche dal buon armamento e da un certo arrivismo di qualche comandante di distaccamento». Questa brigata, che secondo la relazione presa in esame risulta essere la più forte, deve parte della sua solidità ed efficienza, sia sul piano politico che su quello militare, alla presenza di un comandante come «Kin, che è un ufficiale effettivo del vecchio esercito [che] non possiede soltanto qualità militari, ma possiede pure le qualità del buon commissario politico». <555 La brigata più travagliata è invece la 16ª. Qui, l'uccisione del suo comandante da parte di un altro partigiano e le vicende successive determinano uno stato di disordine, anche perché «il nostro povero compagno “Devic” [...] [lavorava] “personalmente”», aggravato dal fatto che il Commissario politico, «Doria, gran brav'uomo, è assolutamente inferiore alla sua funzione. E' un gran chiacchierone, animato dalla più grande buona volontà, ma a cui mancano capacità organizzative e politiche». I contrasti interni a questa brigata, che subisce un rapido avvicendamento nei comandi, sembrano essere determinati dalla mancanza di un collante comune, che possa legare i partigiani tra loro e questi al comandante. Al neocomandante Marco, <556 «completamente sconosciuto» agli uomini della 16ª, non basta aver «dimostrato di possedere calma, coraggio e capacità organizzative» per ottenere la fiducia degli uomini e il loro controllo; poco dopo la sua nomina infatti, un comandante di un suo distaccamento lo pone in arresto insieme al commissario di brigata, non riconoscendo l'autorità.
Possiamo dedurre, da queste sintetiche ma significative relazioni, almeno tre conclusioni. In primo luogo, emerge una varietà di comportamenti e di situazioni che ci convincono ancora di più a non poter appiattire su una categoria le caratteristiche specifiche di ogni singola brigata, partendo da semplici presupposti di appartenenza politica o ideologica. Meno evidente, ma di sicura importanza - bisognerebbe condurre uno studio specifico per trarne le dovute conclusioni -, è il valore che il rapporto tra uomini e comandanti assume per la coesione interna del gruppo. Lo dimostrano, da punti di vista diversi, i casi di “Primo”, di “Kin” e di Marco. Prendendo il caso di quest'ultimo si potrebbe dire che la conoscenza, la famigliarità, sia il fattore principale che permette un buon rapporto tra uomini e comandante, ma, considerando la 48ª, altri sembrano essere i fattori, ad esempio le capacità militari e politiche. In ultimo, “Primo” è il caso del comandante energico, “veterano” sia della guerra fascista, in cui però aiuta i partigiani titini, sia della guerra partigiana, capace di trasmettere la propria personalità su quella dell'intero gruppo. L'ultima conclusione che si può trarre da queste relazioni, la cui corretta interpretazione è basata sul riferimento costante ad altri documenti, garibaldini e non, è lo spiccato autonomismo che caratterizza, a gradi diversi, le tre brigate. Questo aspetto ci porta a considerare, da un diverso punto di vista, le decisioni che i comandi di brigata prendono in relazione al contesto in cui si trovano a operare. Come nel caso della disciplina, così anche per gli altri ambiti della vita partigiana, dal rapporto con il nemico fino a quello con la popolazione - e questi due elementi non sempre possono essere separati nelle scelte che impone la guerriglia -, i comandi di brigata prendono decisioni in maniera autonoma, a volte seguendo le linee degli organi centrali, a volte ignorandole per esigenze sia etiche che di carattere pratico.
[NOTE]
549 “Disciplina”, Comando VI divisione Garibaldi ai Commissari politici delle Brigate 16ª, 48ª, 99ª, Comm. Pol. di Divisione, 18.12.44, in AISRP, C 14 d
550 “Commissariato” Comando VI Divisione Garibaldi a tutti i commissari politici, Com. “Nanni”, Comm. Pol. “Remo”, 1.1.45, in AISRP, C 14 fasc. d
551 Per questa e le successive citazioni si veda “Relazione sulla VI^ Divisione”, “Andreis” alla delegazione delle brigata d'assalto Garibaldi per il Piemonte, 12.10.44 in AISRP, B 28 c
552 Già nel giugno, “Barbato” aveva denunciato queste manifestazioni in occasione di una sua prima visita nelle Langhe: «Ho tenuto rapporto alle squadre di Mario (molto appariscente, camicie rosse, pugno chiuso), ho fatto le necessarie raccomandazioni [...]» in G. Nisticò (a cura di), Le Brigate Garibaldi, Vol. II, doc. 165, “Il comandante della 1ª divisione Piemonte, “Barbato”, 'ai compagni responsabili' della Delegazione per il Piemonte”, 24.6.44, p. 67
553 “Relazione sulla 78^ Brigata”, “Andreis” alla delegazione delle brigata d'assalto Garibaldi per il Piemonte, 12.10.44 in AISRP, B 28 c
554 “Saluto - Distintivi”, CLNAI - CVL - VI divisione Garibaldi “Langhe” - 48ª brigata Garibaldi a tutti i distaccamenti dipendenti, [data di arrivo, segnata a matita] 12.9.44, in AISRP, C 14 a
555 “Relazione sulla 48^ Brigata”, “Andreis” alla delegazione delle brigata d'assalto Garibaldi per il Piemonte, 12.10.44 in AISRP, B 28 c
556 Vice comandante della 48ª e divenuto, dopo la morte di “Devic”, comandante della 16ª
Giampaolo De Luca, Partigiani delle Langhe. Culture di banda e rapporti tra formazioni nella VI zona operativa piemontese, Tesi di laurea, Università degli Studi di Pisa, Anno Accademico 2012-2013





