Aldo, mio padre, nasce nel 1911, evita gran parte del servizio militare di leva in quanto "unico figlio maschio di madre vedova", viene richiamato [n.d.r.: da Ventimiglia, dove abitava in zona Ville] l’otto dicembre del 1941, parte per l’Africa nel luglio 1942, torna nel 1946 e viene congedato nel 1947 [...] Aldo viene richiamato in data 8 dicembre 1941 quando probabilmente si sentiva già al sicuro, data l'età.
Di lì a breve vengono avviate le pratiche per l'esonero ma i tempi sono limitati e a giugno 1942 deve partire per il fronte del nord Africa senza aver avuto risposta.
[...] E il 10 novembre Aldo arriva a scrivere apertamente "se tra pochi giorni non avrete mie nuove sarò sicuramente prigioniero."
Un altro momento di emozione e sincerità, destinato purtroppo a terminare presto, è verso la fine di aprile 1943 quando riceve la notizia dell'autorizzazione al suo rimpatrio. Ma le cose prenderanno un'altra piega, non farà in tempo ad abbandonare i compagni e sarà fatto prigioniero. Qui è utile spiegare la questione dell'esonero (o dispensa) al servizio militare che era previsto per alcune situazioni familiari tra cui per il responsabile diretto della conduzione di impresa e nel caso specifico dell'impresa agricola. Scriveva Renzo Villa che [n.d.r.: dopo l'8 settembre 1943] in ogni famiglia in cui ci sono giovani di leva si vive il dramma della scelta: o ottemperare ai bandi di chiamata alle armi e arruolarsi nei corpi della R.S.I. o prendere la via della montagna ed unirsi ai "ribelli" le cui file si vanno ingrossando ogni giorno di più. C'è anche chi tenta vie di mezzo che garantiscano l'esonero dagli obblighi militari come l'assunzione nella Todt o il servizio nell'Unpa, la protezione civile di allora.
Aldo nel 1942 aveva già più di trent'anni e il rischio di richiamo in guerra veniva evidentemente considerato ormai marginale. Al momento della chiamata viene subito avviata la domanda di esonero.
Dalle lettere si intuisce che in un primo tempo la domanda sia stata respinta per documentazione incompleta. Scriveva infatti Aldo in una lettera da Genova del 14 giugno 1942 "Mi dite che in quanto all'esonero dovete fare nuovamente i documenti e che li fa l'ufficio del catasto, speriamo che si sbrighino e così avrete finito di perdere delle giornate avanti e indietro e che venga presto la soluzione almeno ci metteremo ii cuore in pace in un modo o nell'altro."
La seconda richiesta inizia dunque il suo iter quando ormai Aldo sta partendo per l'Africa. La parola esonero compare nelle lettere decine di volte oltre che sottintesa in altre frasi in cui si parla di situazione della "pratica" e dei "documenti".
Nel marzo del 1943 Aldo riceve la seguente nota:
"In relazione alla vostra lettera in data 17 gennaio u.s. vi informo che la domanda da voi prodotta tendente ad ottenere il vostro collocamento in congedo quale appartenente ad azienda agricola rimasta priva di uomini validi, è in corso di istruttoria.
Il direttore Dott. Cavalieri"
L'esito della richiesta rimane incerto, ma dalla lettera del 29 aprile 1943 si può dedurre che l'ordine di rimpatrio sia arrivato quando ormai è troppo tardi ed è il momento della resa e dei campi di una lunga prigionia. Scrive infatti:
"Carissime,
è l'ultima volta che vi scrivo dal suolo africano. Vi avevo già scritto stamane ma non ero ancora a conoscenza di nulla. Nel pomeriggio è arrivato l'ordine del mio rimpatrio. È venuto ii tenente ad annunciarmi questa nuova. Forse questo è il più bel giorno della mia vita. La salute è ottima e il morale è veramente altissimo. Non so i giorni che dovrò stare ancora in giro perché domattina vado al comando Battaglione e domani sera sono sicuramente a Tunisi. Appena sarò sul suolo siciliano vi scriverò nuovamente; speriamo che il viaggio mi vada bene come mi è sempre andata finora. Forse dovrò rimanere un paio di settimane al campo sosta per vedere se ho malattie africane ma ciò si fa nei pressi di Palermo. Appena toccherò il suolo italiano lo bacerò sicuramente."
Ma come già detto non ci fu seguito.
Le lettere terminano spesso con un "milione" di baci e mi ricordano nella semplicità della formula un personaggio del Corriere dei Piccoli che ha unito la generazione di mio padre alla mia. Era il signor Bonaventura e nel finale ottimistico delle sue storie c'era sempre l'assicurazione che ogni speranza prima o poi si realizza, che ogni sogno scende in terra, e il signor Bonaventura veniva sempre ricompensato con un "milione" e poi negli anni cinquanta con un miliardo.
Arturo Viale, L'ombra di mio padre, ed. in pr., 2017, pp. 51-53
Di lì a breve vengono avviate le pratiche per l'esonero ma i tempi sono limitati e a giugno 1942 deve partire per il fronte del nord Africa senza aver avuto risposta.
[...] E il 10 novembre Aldo arriva a scrivere apertamente "se tra pochi giorni non avrete mie nuove sarò sicuramente prigioniero."
Un altro momento di emozione e sincerità, destinato purtroppo a terminare presto, è verso la fine di aprile 1943 quando riceve la notizia dell'autorizzazione al suo rimpatrio. Ma le cose prenderanno un'altra piega, non farà in tempo ad abbandonare i compagni e sarà fatto prigioniero. Qui è utile spiegare la questione dell'esonero (o dispensa) al servizio militare che era previsto per alcune situazioni familiari tra cui per il responsabile diretto della conduzione di impresa e nel caso specifico dell'impresa agricola. Scriveva Renzo Villa che [n.d.r.: dopo l'8 settembre 1943] in ogni famiglia in cui ci sono giovani di leva si vive il dramma della scelta: o ottemperare ai bandi di chiamata alle armi e arruolarsi nei corpi della R.S.I. o prendere la via della montagna ed unirsi ai "ribelli" le cui file si vanno ingrossando ogni giorno di più. C'è anche chi tenta vie di mezzo che garantiscano l'esonero dagli obblighi militari come l'assunzione nella Todt o il servizio nell'Unpa, la protezione civile di allora.
Aldo nel 1942 aveva già più di trent'anni e il rischio di richiamo in guerra veniva evidentemente considerato ormai marginale. Al momento della chiamata viene subito avviata la domanda di esonero.
Dalle lettere si intuisce che in un primo tempo la domanda sia stata respinta per documentazione incompleta. Scriveva infatti Aldo in una lettera da Genova del 14 giugno 1942 "Mi dite che in quanto all'esonero dovete fare nuovamente i documenti e che li fa l'ufficio del catasto, speriamo che si sbrighino e così avrete finito di perdere delle giornate avanti e indietro e che venga presto la soluzione almeno ci metteremo ii cuore in pace in un modo o nell'altro."
La seconda richiesta inizia dunque il suo iter quando ormai Aldo sta partendo per l'Africa. La parola esonero compare nelle lettere decine di volte oltre che sottintesa in altre frasi in cui si parla di situazione della "pratica" e dei "documenti".
Nel marzo del 1943 Aldo riceve la seguente nota:
"In relazione alla vostra lettera in data 17 gennaio u.s. vi informo che la domanda da voi prodotta tendente ad ottenere il vostro collocamento in congedo quale appartenente ad azienda agricola rimasta priva di uomini validi, è in corso di istruttoria.
Il direttore Dott. Cavalieri"
L'esito della richiesta rimane incerto, ma dalla lettera del 29 aprile 1943 si può dedurre che l'ordine di rimpatrio sia arrivato quando ormai è troppo tardi ed è il momento della resa e dei campi di una lunga prigionia. Scrive infatti:
"Carissime,
è l'ultima volta che vi scrivo dal suolo africano. Vi avevo già scritto stamane ma non ero ancora a conoscenza di nulla. Nel pomeriggio è arrivato l'ordine del mio rimpatrio. È venuto ii tenente ad annunciarmi questa nuova. Forse questo è il più bel giorno della mia vita. La salute è ottima e il morale è veramente altissimo. Non so i giorni che dovrò stare ancora in giro perché domattina vado al comando Battaglione e domani sera sono sicuramente a Tunisi. Appena sarò sul suolo siciliano vi scriverò nuovamente; speriamo che il viaggio mi vada bene come mi è sempre andata finora. Forse dovrò rimanere un paio di settimane al campo sosta per vedere se ho malattie africane ma ciò si fa nei pressi di Palermo. Appena toccherò il suolo italiano lo bacerò sicuramente."
Ma come già detto non ci fu seguito.
Le lettere terminano spesso con un "milione" di baci e mi ricordano nella semplicità della formula un personaggio del Corriere dei Piccoli che ha unito la generazione di mio padre alla mia. Era il signor Bonaventura e nel finale ottimistico delle sue storie c'era sempre l'assicurazione che ogni speranza prima o poi si realizza, che ogni sogno scende in terra, e il signor Bonaventura veniva sempre ricompensato con un "milione" e poi negli anni cinquanta con un miliardo.
Arturo Viale, L'ombra di mio padre, ed. in pr., 2017, pp. 51-53
Altre pubblicazioni di Arturo Viale:
La chiave dei ricordi, PressUp, 2025; I sette mari. Storie e scie di navi e di naviganti e qualche isola, Book Sprint Edizioni, 2024; Punti Cardinali. Da capo Mortola a
capo Sant'Ampelio, Edizioni Zem, 2022; La Merica...non c'era ancora,
Edizioni Zem, 2020; Oltrepassare. Storie di passaggi tra Ponente Ligure e
Provenza, Edizioni Zem, 2018; ViteParallele, 2009; Ho radici e ali, ed. in pr., 2005; Mezz'agosto, 1994; Viaggi, Alzani - Pinerolo, 1993.
Adriano Maini