La zona libera del Friuli orientale fu chiamata Zona libera Est o Orientale, ma anche di Nimis, Attimis, Faedis, dal nome dei tre principali Comuni che ne formarono il territorio. Non è scopo di questo lavoro raccontare tutti i fatti che portarono alla liberazione del territorio, ma si deve ricordare che fu tra il giugno ed il luglio del 1944 che la Brigata «Garibaldi Natisone», trasformatasi in divisione, cacciò il nemico congiungendosi con la 1ª brigata Osoppo. Le vicende della zona orientale sono legate a questi due reparti. La Brigata «Garibaldi-Natisone», nata dal battaglione «Mazzini» nell’ottobre 1943 sul Collio goriziano, all’inizio dell’estate del 1944 si trasferì dalla zona del Collio, già ben presidiato dalle forze slovene del IX Korpus, verso ovest, nella zona pedemontana <87. Il comando si insediò nelle vicinanze di Faedis. Ben presto dai 500 uomini iniziali, la Brigata continuò a crescere e a ricevere nuove reclute sino ad arrivare a 11 battaglioni e circa 2.000 uomini. In conseguenza il Comando decise di dare vita alla Divisione «Garibaldi Natisone», con comandante Mario Fantini «Sasso», commissario politico Giovanni Padoan «Vanni», e capo di stato maggiore Ferdinando Mautino «Carlino» <88. Nella vallata di Attimis operavano nella primavera del 1944 anche tre battaglioni Osovani, «Julio», «Udine» e «Val Torre» ai quali ben presto affluirono nuovi uomini dando vita ad altri due battaglioni: «Prealpi» e «Attimis». Il 21 agosto 1944 i cinque battaglioni, con circa un migliaio di uomini, costituirono la 1ª Brigata «Osoppo Friuli» <89, sotto il comando di Mario Cencig «Mario» e del delegato politico Alfredo Berzanti «Paolo».
Le due grandi formazioni partigiane iniziarono una serie di contatti per cercare una collaborazione operativa e organizzativa nel territorio, ed essere più efficaci nella lotta contro le forze di occupazione. I risultati furono molto importanti: il 22 luglio venne sottoscritto fra le due formazioni un primo accordo che prevedeva lo scambio di informazioni e il 26 luglio venne costituito una sorta di comando unico. Questo comando, denominato «Comando di Coordinamento Operativo», costituito dai comandanti e commissari dei due reparti, avrebbe coordinato tutte le operazioni sul territorio pedemontano. I due reparti decisero di costituire una divisione unica, la «Garibaldi-Osoppo», forte di circa 3.000 uomini con comandante Mario Fantini «Sasso» e suo vice Francesco De Gregori «Bolla». La sede del Comando fu posta a Forame, frazione del Comune di Attimis. Forti di questa nuova collaborazione, e di reparti ben addestrati e numerosi, i partigiani passarono all’offensiva in tutta la zona, tenendo sotto continua pressione le esigue forze tedesche. Come si è visto in precedenza, i partigiani minacciavano ora da est la ferrovia Pontebbana (la Udine-Tarvisio, arteria principale che collega l’OZAK [Operationszone Adriatisches Küstenland: Zona di Operazione "Litorale Adriatico"] con la Germania) e contemporaneamente la linea che collega Udine con Gorizia e Trieste. Sino alla primavera-estate del 1944 le forze tedesche erano riuscite a controllare il territorio con alcuni capisaldi e continue azioni di rastrellamento. Fu una serie di aspri scontri intervallati da contrattacchi e incursioni nazifasciste col loro seguito di stragi e distruzioni. La zona non è nuova a fatti di violenza o a eccidi di civili; tra il 12 e il 17 dicembre si svolse una vasta operazione antipartigiana <90 che interessò tutta la vallata del Torre. A questa operazione partecipano anche reparti della SS-Karstwehr-Btl: si tratta di una compagnia rinforzata agli ordini dell’SS-Obersturmführer Erich Kühnbander. Tra le carte riguardanti l’unità delle SS è stato ritrovato un rapporto, dello stesso comandante, che descrive le operazioni del reparto <91. Il 12 dicembre la compagnia partendo da Nimis rastrellò il territorio tra Cergneu Superiore e Pecol giungendo sino a Nongruella. Il giorno successivo il reparto attaccò le postazioni partigiane sul monte Cantun; il 14 dicembre il reparto raggiunse Torlano di Nimis e il 15 dicembre rientrò a Gradisca al comando. In tutta l’operazione si registrarono 33 nemici uccisi. Tra questi nemici in realtà vi sono molti civili uccisi dal reparto delle SS: il 12 dicembre 1943 furono incendiate per rappresaglia le frazioni di Pecolle, Nongruella e Cergneu inferiore (si tratta di frazioni di Faedis), e furono fucilati o uccisi sia partigiani caduti nelle loro mani che civili <92: "Durante il rastrellamento a Cergneu, mentre gran parte della popolazione cercava scampo a Monteprato e sui monti circostanti, nel paese i tedeschi incendiarono alcune case e si apprestavano a dare alle fiamme anche le altre, se non fossero stati interrotti da un provvidenziale segnale di fumo bianco lasciato in cielo da un aereo, che pose fine all’orrendo rogo. Nella stessa circostanza furono prelevati dalle loro abitazioni sei uomini del luogo e senza alcun plausibile motivo fucilati a Nongruella. Altri due ragazzi del paese, di 19 anni, riuscirono a fuggire, ma furono catturati a Taipana e fucilati il giorno dopo. Vennero inoltre uccisi per mano dei tedeschi, sempre a Nongruella, quattro giovani" <93.
Alla fine del rastrellamento si contarono 12 civili uccisi dal reparto del SS-Kartswehr-Btl <94. L’operazione di rastrellamento, organizzata dal Sich. Gruppe von le Fort, continuò sino al 17 dicembre con un totale di 57 partigiani morti.
I tedeschi operarono altri rastrellamenti e operazioni antipartigiane durante tutto l’inverno del 1944, ma si trattò di azioni limitate. Con lo spostamento in zona dei nuovi reparti partigiani della Garibaldi le cose si complicarono sempre di più per gli esigui capisaldi tedeschi. I comandi tedeschi, avendo intuito le intenzioni dei partigiani miranti ad avere sotto il controllo tutta la zona, nell’agosto del 1944 avevano fatto affluire in tutta la zona ingenti forze cosacche che avrebbero avuto il compito di presidiare la zona pedemontana e rastrellare il territorio circostante dalle bande nemiche. Il tentativo di arginare l’avanzata delle forze partigiane portò a continui scontri con conseguenze terribili per le popolazioni civili della zona. Il più grave di questi fatti fu la rappresaglia compiuta il 25 agosto contro il paese di Torlano di Nimis, dove vennero uccisi 33 civili <95. Il caso di Torlano riemerse dopo il ritrovamento degli atti di inchiesta abbandonati negli archivi di Roma <96. Nel 1995 il fascicolo su Torlano fu ripreso dalla Procura Militare di Padova, precisamente dal sostituto procuratore militare di Padova Sergio Dini, che ne ha proseguito le indagini sino al 1998, data della chiusura della sua inchiesta <97.
[NOTE]
87 Aggregata alla Divisione la missione inglese del maggiore Vincent Hedley «Tucker», cfr.: Atlante storico della lotta cit., p. 98 e pp. 109-112.
88 Su tali vicende cfr.: G. Padoan, Abbiamo lottato insieme. Partigiani italiani e sloveni al confine orientale, Udine, 1965; G. Gallo, La Resistenza cit.; M. Pacor, Confine orientale cit. 89 Sui reparti della Osoppo cfr.: S. Gervasutti, La stagione della Osoppo, Udine 1981; A. Buvoli, Le formazioni Osoppo Friuli, Udine 2003; A. Savorgnan di Brazzà, Fazzoletto verde, Venezia 1946.
90 Dalle ricerche di Stefano Di Giusto, l’operazione dovrebbe essersi chiamata «Blumendraht», coordinata dal Sich. Gruppe von le Fort, S. Di Giusto, Operationszone Adriatisches Küstenland cit., pp. 377-378.
91 BA-MA, N 756/189, Gefechtsbericht Waffen SS-Einsatzkompanie Kühnbander, 18.12.1943; il documento viene citato anche da S. Di Giusto, Operationszone Adriatisches Küstenland cit., pp. 377-378.
92 AORF, P2- 39, Nimis, dok. 11, Relazione su Nimis. La relazione non è datata.
93 G. Comelli, Il martirio di Nimis, Udine, 1974, p. 25.
94 Il numero non è ancora preciso, altre fonti parlano di 20 civili uccisi quei giorni, cfr.: V. Pravisano - A. Moretti, I caduti della resistenza nel territorio della zona libera orientale del Friuli, in «Storia Contemporanea in Friuli», nr. 5, IRSML, 1974, pp. 147-148; per molto tempo si è parlato di 32 civili uccisi, tale numero risulta dalla lapide che si trova nel piccolo cimitero di Cergneu, dal titolo «Sacrificati dalle barbarie della guerra», ma che riporta i nomi di vittime del 12 dicembre assieme a quelle del 29 settembre 1944, data del grande rastrellamento finale tedesco.
95 Erroneamente per molto tempo si dichiarò che il numero delle vittime fosse di 34, in quanto era stato incluso nell’elenco anche il nome di Pietro Vizzutti, 38 anni, ucciso dai tedeschi a Torlano il 16 dicembre 1943: cfr.: G. Comelli, Il martirio di Nimis, Udine, 1974, pp. 41.
96 Sul caso di Torlano cfr.: M. Franzinelli, Stragi nascoste. L’armadio della vergogna: impunità e rimozione dei crimini di guerra nazifascisti 1943-2001, Milano, 2002, pp. 178-182.
97 PM-PD, il fascicolo riguardante il «caso Torlano» è il Procedimento penale n. 233/99 e abbinati 215/96.
Giorgio Liuzzi, La politica di repressione tedesca nel Litorale Adriatico (1943-1945), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Pisa, 2004
Le due grandi formazioni partigiane iniziarono una serie di contatti per cercare una collaborazione operativa e organizzativa nel territorio, ed essere più efficaci nella lotta contro le forze di occupazione. I risultati furono molto importanti: il 22 luglio venne sottoscritto fra le due formazioni un primo accordo che prevedeva lo scambio di informazioni e il 26 luglio venne costituito una sorta di comando unico. Questo comando, denominato «Comando di Coordinamento Operativo», costituito dai comandanti e commissari dei due reparti, avrebbe coordinato tutte le operazioni sul territorio pedemontano. I due reparti decisero di costituire una divisione unica, la «Garibaldi-Osoppo», forte di circa 3.000 uomini con comandante Mario Fantini «Sasso» e suo vice Francesco De Gregori «Bolla». La sede del Comando fu posta a Forame, frazione del Comune di Attimis. Forti di questa nuova collaborazione, e di reparti ben addestrati e numerosi, i partigiani passarono all’offensiva in tutta la zona, tenendo sotto continua pressione le esigue forze tedesche. Come si è visto in precedenza, i partigiani minacciavano ora da est la ferrovia Pontebbana (la Udine-Tarvisio, arteria principale che collega l’OZAK [Operationszone Adriatisches Küstenland: Zona di Operazione "Litorale Adriatico"] con la Germania) e contemporaneamente la linea che collega Udine con Gorizia e Trieste. Sino alla primavera-estate del 1944 le forze tedesche erano riuscite a controllare il territorio con alcuni capisaldi e continue azioni di rastrellamento. Fu una serie di aspri scontri intervallati da contrattacchi e incursioni nazifasciste col loro seguito di stragi e distruzioni. La zona non è nuova a fatti di violenza o a eccidi di civili; tra il 12 e il 17 dicembre si svolse una vasta operazione antipartigiana <90 che interessò tutta la vallata del Torre. A questa operazione partecipano anche reparti della SS-Karstwehr-Btl: si tratta di una compagnia rinforzata agli ordini dell’SS-Obersturmführer Erich Kühnbander. Tra le carte riguardanti l’unità delle SS è stato ritrovato un rapporto, dello stesso comandante, che descrive le operazioni del reparto <91. Il 12 dicembre la compagnia partendo da Nimis rastrellò il territorio tra Cergneu Superiore e Pecol giungendo sino a Nongruella. Il giorno successivo il reparto attaccò le postazioni partigiane sul monte Cantun; il 14 dicembre il reparto raggiunse Torlano di Nimis e il 15 dicembre rientrò a Gradisca al comando. In tutta l’operazione si registrarono 33 nemici uccisi. Tra questi nemici in realtà vi sono molti civili uccisi dal reparto delle SS: il 12 dicembre 1943 furono incendiate per rappresaglia le frazioni di Pecolle, Nongruella e Cergneu inferiore (si tratta di frazioni di Faedis), e furono fucilati o uccisi sia partigiani caduti nelle loro mani che civili <92: "Durante il rastrellamento a Cergneu, mentre gran parte della popolazione cercava scampo a Monteprato e sui monti circostanti, nel paese i tedeschi incendiarono alcune case e si apprestavano a dare alle fiamme anche le altre, se non fossero stati interrotti da un provvidenziale segnale di fumo bianco lasciato in cielo da un aereo, che pose fine all’orrendo rogo. Nella stessa circostanza furono prelevati dalle loro abitazioni sei uomini del luogo e senza alcun plausibile motivo fucilati a Nongruella. Altri due ragazzi del paese, di 19 anni, riuscirono a fuggire, ma furono catturati a Taipana e fucilati il giorno dopo. Vennero inoltre uccisi per mano dei tedeschi, sempre a Nongruella, quattro giovani" <93.
Alla fine del rastrellamento si contarono 12 civili uccisi dal reparto del SS-Kartswehr-Btl <94. L’operazione di rastrellamento, organizzata dal Sich. Gruppe von le Fort, continuò sino al 17 dicembre con un totale di 57 partigiani morti.
I tedeschi operarono altri rastrellamenti e operazioni antipartigiane durante tutto l’inverno del 1944, ma si trattò di azioni limitate. Con lo spostamento in zona dei nuovi reparti partigiani della Garibaldi le cose si complicarono sempre di più per gli esigui capisaldi tedeschi. I comandi tedeschi, avendo intuito le intenzioni dei partigiani miranti ad avere sotto il controllo tutta la zona, nell’agosto del 1944 avevano fatto affluire in tutta la zona ingenti forze cosacche che avrebbero avuto il compito di presidiare la zona pedemontana e rastrellare il territorio circostante dalle bande nemiche. Il tentativo di arginare l’avanzata delle forze partigiane portò a continui scontri con conseguenze terribili per le popolazioni civili della zona. Il più grave di questi fatti fu la rappresaglia compiuta il 25 agosto contro il paese di Torlano di Nimis, dove vennero uccisi 33 civili <95. Il caso di Torlano riemerse dopo il ritrovamento degli atti di inchiesta abbandonati negli archivi di Roma <96. Nel 1995 il fascicolo su Torlano fu ripreso dalla Procura Militare di Padova, precisamente dal sostituto procuratore militare di Padova Sergio Dini, che ne ha proseguito le indagini sino al 1998, data della chiusura della sua inchiesta <97.
[NOTE]
87 Aggregata alla Divisione la missione inglese del maggiore Vincent Hedley «Tucker», cfr.: Atlante storico della lotta cit., p. 98 e pp. 109-112.
88 Su tali vicende cfr.: G. Padoan, Abbiamo lottato insieme. Partigiani italiani e sloveni al confine orientale, Udine, 1965; G. Gallo, La Resistenza cit.; M. Pacor, Confine orientale cit. 89 Sui reparti della Osoppo cfr.: S. Gervasutti, La stagione della Osoppo, Udine 1981; A. Buvoli, Le formazioni Osoppo Friuli, Udine 2003; A. Savorgnan di Brazzà, Fazzoletto verde, Venezia 1946.
90 Dalle ricerche di Stefano Di Giusto, l’operazione dovrebbe essersi chiamata «Blumendraht», coordinata dal Sich. Gruppe von le Fort, S. Di Giusto, Operationszone Adriatisches Küstenland cit., pp. 377-378.
91 BA-MA, N 756/189, Gefechtsbericht Waffen SS-Einsatzkompanie Kühnbander, 18.12.1943; il documento viene citato anche da S. Di Giusto, Operationszone Adriatisches Küstenland cit., pp. 377-378.
92 AORF, P2- 39, Nimis, dok. 11, Relazione su Nimis. La relazione non è datata.
93 G. Comelli, Il martirio di Nimis, Udine, 1974, p. 25.
94 Il numero non è ancora preciso, altre fonti parlano di 20 civili uccisi quei giorni, cfr.: V. Pravisano - A. Moretti, I caduti della resistenza nel territorio della zona libera orientale del Friuli, in «Storia Contemporanea in Friuli», nr. 5, IRSML, 1974, pp. 147-148; per molto tempo si è parlato di 32 civili uccisi, tale numero risulta dalla lapide che si trova nel piccolo cimitero di Cergneu, dal titolo «Sacrificati dalle barbarie della guerra», ma che riporta i nomi di vittime del 12 dicembre assieme a quelle del 29 settembre 1944, data del grande rastrellamento finale tedesco.
95 Erroneamente per molto tempo si dichiarò che il numero delle vittime fosse di 34, in quanto era stato incluso nell’elenco anche il nome di Pietro Vizzutti, 38 anni, ucciso dai tedeschi a Torlano il 16 dicembre 1943: cfr.: G. Comelli, Il martirio di Nimis, Udine, 1974, pp. 41.
96 Sul caso di Torlano cfr.: M. Franzinelli, Stragi nascoste. L’armadio della vergogna: impunità e rimozione dei crimini di guerra nazifascisti 1943-2001, Milano, 2002, pp. 178-182.
97 PM-PD, il fascicolo riguardante il «caso Torlano» è il Procedimento penale n. 233/99 e abbinati 215/96.
Giorgio Liuzzi, La politica di repressione tedesca nel Litorale Adriatico (1943-1945), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Pisa, 2004
