Peter Tompkins (che dell’OSS fu uno dei membri più importanti ed attivi)
afferma che la politica britannica era favorevole alla
ristabilizzazione di una monarchia liberale in Italia e voleva impedire
che in Italia vi fosse un vero e proprio cambiamento dovuto al fatto che
la Resistenza al Nord era sempre più politicamente orientata a
sinistra; temendo una ripetizione della situazione greca, le autorità
britanniche decisero di sostenere esclusivamente la Resistenza militare e
monarchica (le formazioni autonome del generale Cadorna) e pertanto il
SOE prese contatti con i servizi del Regno del Sud: il SIM con i suoi
residuati fascisti. Churchill inviò a Brindisi uno “sciame di servizi
segreti” che però non essendo ancora disposti a recarsi oltre le linee
si appoggiarono al SIM, su disposizione di Alexander.
A Brindisi
Badoglio cercò di convincere gli inglesi che la resistenza nell’Italia
occupata dai tedeschi era organizzata in gran parte da personale del
disciolto esercito regolare con il quale i monarchici affermavano di
essere in contatto grazie a un canale radio segreto del SIM. Badoglio e
il re con l’arma del SIM intendevano impedire la formazione di un
movimento armato antifascista nell’Italia occupata dai tedeschi, per
mantenere solo quello che richiedevano gli inglesi, cioè “piccoli gruppi
di agenti adibiti unicamente ad operazioni di sabotaggio e di ricerca
di informazioni militari”: in pratica la Special force creata
dall’Intelligence service.
Claudia Cernigoi, Alla ricerca di Nemo. Una spy- story non solo italiana, La Nuova Alabarda e la Coda del Diavolo, supplemento al n. 303, Trieste, 2013
Nel suo complesso, dunque, gli Alleati, e soprattutto gli inglesi,
considerarono sempre come controparte legittima e affidabile la
Monarchia e il Governo Badoglio, mentre si rifiutarono di vedere, almeno
sino agli accordi del dicembre 1944, quali interlocutori politici il
CLN e il suo rappresentante nell’Italia settentrionale, il Comitato di
Liberazione Nazionale per l’Alta Italia, a maggior ragione, ove si
consideri che alcuni suoi membri quali, ad esempio, il socialista Sandro
Pertini ritenevano che il CLNAI non dovesse assumersi la responsabilità
dell’armistizio perché non aveva quella della guerra. Tale
contrapposizione ideologica fu ben chiarita da Edgardo Sogno, figura
eccentrica della Resistenza italiana, il quale collaborò con il SOE,
consapevole del fatto che: "Gli Inglesi non ci rimproverano il fascismo,
ci rimproverano di aver fatto la guerra. E in questo fatto della guerra
sentono che la colpa è tutta nostra. Gli antifascisti considerano
invece la guerra come una conseguenza del fascismo, rimproverano agli
Inglesi di avere appoggiato il fascismo, quando loro l’hanno combattuto,
e si sentono quindi in credito anche verso gli Inglesi".
A tal
proposito, sintomatica di tale contraddizione appare una lettera del 13
settembre 1943 che il luogotenente colonnello Cecil Roseberry, capo
della Sezione italiana (J Section) del SOE, inviava all’agente, maggiore
Max Salvadori, appena sbarcato a Salerno, nella quale gli si
comunicavano gli ordini dello Stato Maggiore Militare britannico con
riguardo ai rapporti da osservare con gli antifascisti e, in
particolare, con i suoi "vecchi amici" di Giustizia e Libertà (GL). In
sintesi, l’ordine era di non incoraggiare ‹‹gli agitatori politici››
ovvero alcuna ‹‹strategia rivoluzionaria›› o ‹‹movimento politico››:
l’organizzazione doveva, da un lato, assistere il Movimento della
Resistenza nel compimento di operazioni speciali oltre le linee nemiche
e, dall’altro, mantenere la collaborazione ufficiale con il Governo e
l’esercito italiano per il compimento di azioni militari contro la
Germania, da svolgersi avvalendosi di ‹‹fidato personale militare (e non
di certo operante come militare)››, ed era ‹‹d’obbligo usare una buona
dose di tatto e discrezione››, affinché l’agenzia segreta inglese non
rischiasse di compromettersi agli occhi dello Stato Maggiore
italiano, così concludendo: "C’è un solo nemico ora; Il Fascismo è
morto e noi e gli Italiani dobbiamo essere uniti per liberarci dei
Tedeschi. Non può esserci pace in Italia sino a quando non vi sarà pace
in Europa".
Michaela Sapio, Servizi e segreti in Italia (1943-1945). Lo spionaggio americano dalla caduta di Mussolini alla liberazione, Tesi di dottorato, Università degli Studi del Molise, 2012
L’O.S.S. ottenne anche di poter impiegare un sommergibile italiano per
le missioni di sbarco in Adriatico. Inoltre, per diretto intervento del
generale Donovan, capo dell’O.S.S., fu deciso l’invio a Roma del
giornalista Peter Tompkins, facente parte dell’ala moderata dell’O.S.S.
In imminenza dello sbarco ad Anzio, Tompkins, con un agente emiliano di
sua fiducia, fu trasportato da un velivolo B-26 fino a Campo Borgo, in
Corsica, vicino a Bastia, ove armato di Beretta calibro 9, con 300
sovrane d’oro, i codici segreti e i quarzi per la radio e una macchina
fotografica Minox, imbarcò sulla sezione dei due MAS 541 e 543 italiani
assegnati alla missione. Costeggiata l’Isola d’Elba, i due MAS
sbarcarono, all’alba del 20 gennaio, il gruppo circa 30 km a nord di
Tarquinia (probabilmente alla foce del Fosso Tafone). Lo sbarco avvenne
con battellino di gomma giallo, che veniva destinato allo scopo, sul
quale prendevano posto tre persone, di cui una destinata a riportare
indietro il battellino. Con un’automobile guidata da italiani percorsero
l’Aurelia, per giungere a Tarquinia e deviare per la Cassia, in
direzione di Viterbo, riuscendo a raggiungere Roma, ove presero contatto
con il gruppo inviato in precedenza e con Franco Malfatti, già
assegnato alla commissione italiana di armistizio con la Francia e poi
funzionario del S.I.M., nel periodo del governo Badoglio. Tompkins
incontrò anche elementi del C.L.N.
Giuliano Manzari, La partecipazione della Marina alla guerra di liberazione (1943-1945)
in Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare,
Periodico trimestrale, Anno XXIX, 2015, Editore Ministero della Difesa
La carriera di James Angleton era iniziata un anno prima, quando era
stato nominato nel novembre del '44 dirigente della sezione romana del
controspionaggio americano - chiamata Special Counter Intelligence/Unit Z
(SCI/Z) -, mentre il 25 aprile del 1945 venne promosso capo di tutto il
settore del controspionaggio, denominato X-2, nella penisola <326.
Nell’autunno
del ’44 la nomina di Angleton a capo della sezione romana comportò un
netto cambiamento nella politica e nel tipo di operazioni condotte dal
servizio segreto americano in Italia. Voluta tanto dal generale Donovan
quanto dai vertici dei servizi segreti inglesi, con cui l’Oss
collaborava, la nomina di Angleton era una mossa decisa da entrambi in
direzione di un orientamento in senso anticomunista dell’azione
dell’Oss: l’ufficiale della sezione X-2 dell’intelligence statunitense
era noto per le sue posizioni fortemente anticomuniste e per le sue
amicizie e simpatie negli ambienti fascisti. Egli infatti era cresciuto a
Milano, e prima di frequentare l’università di Yale aveva mantenuto
stretti rapporti con l’entourage fascista della città <327. Grande
ammiratore di Ezra Pound, era convinto che il male assoluto fosse
rappresentato dall’Unione Sovietica, e che l’avanzata di questa verso
l’Europa centrale fosse il preludio per una diffusione del comunismo in
tutto il continente, da cui poi si sarebbe propagato nel mondo <328.
La
sua propensione a ragionare in termini antisovietici aveva favorito la
preferenza nei suoi confronti da parte dei vertici dell’intelligence
inglese, all’epoca della sua formazione tra i ranghi della dirigenza Oss
a Londra, al punto che venne ammesso nella “ristrettissima cerchia di
coloro che avevano accesso alle informazioni di Ultra [il codice di
decriptazione dei messaggi segreti del Reich, n.d.a.], unico non
britannico” <329.
Da poche settimane alla guida della sezione di
controspionaggio a Roma, alla fine di dicembre del ‘44 il giovane
Angleton aveva cominciato ad occuparsi delle trattative con il
comandante della Decima Mas. Il principe Junio Valerio Borghese, che al
comando del suo corpo d'assalto della Marina dopo l'8 settembre aveva
aderito alla Rsi <330, si stava organizzando per sopravvivere dopo la
sconfitta con una parte della sua organizzazione.
[NOTE]
326 Cfr.
T. Mangold, Cold Warrior. James Jesus Angleton: the CIA's Master Spy
Hunter, New York, Simon & Schuster, 1991, p. 43. Alcuni anni più
tardi, nel 1953, Angleton divenne direttore dell’intero controspionaggio
statunitense, raggiungendo i massimi livelli del potere
politico-militare. Filoisraeliano, ebbe poi modo di curare la fondazione
del Mossad (Cfr. M. Del Pero, Gli Stati Uniti e la "guerra psicologica"
in Italia. 1948-1956, in "Studi Storici", 1998, n. 4, p. 959).
327
Cfr. T. J. Naftali, “ARTIFICE: James Angleton and X-2 Operations in
Italy”, in G. C. Chalou (a cura di), The Secrets War. The Office of
Strategic Services in World War II, Washington DC, National Archives and
Records Administration, 1992, pp. 218-219.
328 Cfr. T. Mangold, Cold Warrior, cit., pp. 35-36.
329
P. Tompkins, L’altra Resistenza. Servizi segreti, partigiani e guerra
di Liberazione nel racconto di un protagonista, Milano, Il Saggiatore,
2005, p. 407; cfr. a questo proposito anche l’articolo di T. J. Naftali,
“ARTIFICE: James Angleton and X-2 Operations in Italy”, in G. C. Chalou
(a cura di), The Secrets War, cit., pp. 222-223.
330 Sul ruolo e la
figura di Borghese durante il periodo della Repubblica sociale cfr. L.
Ricciotti, La Decima Mas, Milano, Rizzoli, 1984, pp. 13-43; F. W.
Deakin, La brutale amicizia: Mussolini, Hitler e la caduta del fascismo
italiano, cit., pp. 804-805, 876; e L. Ganapini, La repubblica delle
camicie nere, Milano, Giunti, 2002, pp. 60-62.
Siria Guerrieri, Obiettivo Mediterraneo. La politica americana in Europa Meridionale e le origini della guerra fredda. 1944-1946, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", Anno accademico 2009-2010
