giovedì 14 maggio 2026

In febbraio venne fermato Paolo Bianchi, insieme a due personaggi della banda di Renato Vallanzasca


Un tentativo di accelerazione armata, in realtà, si era già verificato tra i “superstiti” ordinovisti nei primi mesi del 1975, con la costituzione del Fronte Unitario per la Lotta al Sistema (FULAS), sigla con cui furono rivendicati alcuni attentati dinamitardi a Roma, Palermo, Catania e Reggio Calabria tra il gennaio e l'aprile di quell'anno. A Roma gli attentati furono direzionati contro l'avvocato Eduardo Di Giovanni, membro della segreteria di coordinamento nazionale di Soccorso Rosso, il giornalista della RAI Willy De Luca ed il direttore de «Il Borghese» Mario Tedeschi rispettivamente il 16, il 18 ed il 30 gennaio <199. La ridondante sigla coniata per quegli attentati, nonché il tono delle rivendicazioni di essi iniziarono a riprendere le tematiche di alleanza tattica tra rivoluzionari di destra e sinistra. Nel volantino che rivendicava l'attentato all'avvocato Di Giovanni la nascita del FULAS era motivata dalla necessità di abbandonare “schematismi ideologici e rapporti politici” al fine di lottare “con tutti i mezzi, nessuno escluso, per portare il colpo mortale ai partiti e ai gruppi con cui s'identifica il sistema” <200. Analogamente, nella rivendicazione dell'attentato al direttore de «Il Borghese», in cui Tedeschi (senatore missino, ex militante dei FAR nel dopoguerra e del MPON) veniva indicato come “ex confidente dell'ufficio affari riservati e spia al soldo dei servizi segreti sovietici”, i tre obiettivi delle azioni dimostrative sono accusati di essere servi di un sistema di cui viene invocata la morte <201.
Tuttavia il tentativo di imprimere una prospettiva realmente “lottarmatista” lo fece Concutelli dopo essere tornato a Roma dalla Corsica nella primavera del 1976; l'obiettivo venne identificato nel sostituto procuratore Vittorio Occorsio, come detto titolare delle inchieste sulla destra romana ma anche, per lo stesso Concutelli, “uno degli ingranaggi di quel meccanismo che si era messo in moto per stritolarci, per tagliare fuori dalla vita politica italiana buona parte dei neofascisti. Secondo il nostro punto di vista, Vittorio Occorsio era il braccio armato della DC” <202. Il 10 luglio del '76, Concutelli e Gianfranco Ferro, un ordinovista tarantino, a bordo di una Fiat 124 attesero l'auto del magistrato in via del Giuba, al quartiere africano, all'angolo con via Mogadiscio dove Occorsio abitava. Al passaggio dell'auto, verso le otto e mezza della mattina, Concutelli si avvicinò di corsa e sparò due raffiche di mitra contro il magistrato <203. Il linguaggio usato nei volantini di rivendicazione lasciati nell'auto è a tratti molto somigliante a quello delle Brigate Rosse che, un mese prima, avevano ucciso a Genova il procuratore generale Francesco Coco ed i due agenti della sua scorta: "La giustizia borghese - recita il volantino di Concutelli - si ferma all'ergastolo, la giustizia rivoluzionaria va oltre. Il tribunale speciale del Mpon ha giudicato Vittorio Occorsio e lo ha ritenuto colpevole di avere, per opportunismo carrieristico, servito la dittatura democratica perseguitando i militanti di Ordine Nuovo e le idee di cui essi sono portatori […] L'atteggiamento inquisitorio tenuto dal servo del sistema Occorsio non è meritevole di alcuna attenuante […] La sentenza emessa dal tribunale del Mpon è di morte e sarà eseguita da uno speciale nucleo operativo. Avanti per l'Ordine Nuovo!" <204.
L'intento di Concutelli di indirizzare i gruppi residui del MPON verso una lotta armata sul modello delle Brigate rosse (da cui pure volle distinguersi, attendendo per l'attentato il giorno in cui non fosse presente la scorta di Occorsio <205), tuttavia, naufragò abbastanza in fretta. Il gruppetto si rese protagonista due settimane dopo l'omicidio di due rapine: nella villa di un collezionista di armi a Tivoli (durante la quale venne ucciso il genero del collezionista), ed all'ufficio cassa del ministero del Lavoro, in via Flavia (che fruttò un bottino di ben 460 milioni), rispettivamente il 23 ed il 26 luglio <206. Ma già in ottobre vennero arrestati Vincenzo Pugliese, un ex militante del MPON passato
al MSI dopo lo scioglimento, Pasquale Damis e Gianfranco Ferro, del gruppo di Concutelli. Questi sfuggì all'arresto, che tuttavia arrivò nel giro di quattro mesi. In febbraio venne fermato Paolo Bianchi, da poco entrato nel gruppo di Concutelli, insieme a due personaggi della banda di Renato Vallanzasca. Interrogato, finì per confessare ed indicò il nascondiglio di Concutelli dove l'indomani “l'intero Ufficio politico della Questura di Roma, e tutti gli operativi del servizio di sicurezza del Viminale” <207 lo arrestarono <208.
Della breve (e sanguinosa, con due uccisioni in due settimane) parabola delle velleità di un gruppo armato neofascista sul modello brigatista restò poco e niente. Anche gli equilibri interni del gruppo ordinovista romano, con l'esautoramento di Signorelli messo in atto da Concutelli nell'agosto 1976, sulla base di una leadership conquistata letteralmente sul campo, subirono una scossa molto forte, ma si assestarono. Rimasto nuovamente l'unico personaggio di spicco della classe dirigente ordinovista, infatti, Signorelli recuperò a sé gli uomini che nella prova di forza imposta da Concutelli si erano schierati con quest'ultimo. Ciò che ne uscirà rafforzata fu la linea della predicazione dell'alleanza contro il sistema, tematica che, come visto, pur tra molte contraddizioni era presente nell'ambiente neofascista romano da quasi un decennio e che Signorelli aveva portato avanti con l'esperienza di Lotta popolare. Lo stesso Concutelli nel 1989 dichiarerà in tribunale: “Tra me e la sinistra c'è un'unica differenza: io non mi riconosco nella terza internazionale, quindi il centralismo democratico, e di conseguenza il centralismo operaio per me sono cose non utili, utopie […] per il resto andava benissimo la rivoluzione sociale” <209. 
Al rafforzarsi dell'idea della convergenza aveva contribuito anche la diffusione in quegli anni del pamphlet del 1969 di Franco Freda, "La disintegrazione del sistema", in cui veniva esplicitamente teorizzata la costruzione di una sorta di Stato popolare di ispirazione platonica (che viene definito “il vero Stato”) da attuarsi a livello operativo attraverso l'abbattimento della democrazia borghese; l'appello era rivolto a tutte le forze antisistemiche radicali. "Noi" - scrive Freda - "vogliamo rivolgerci a coloro che rifiutano radicalmente il sistema, situandosi oltre la sinistra di questo, sicuri che anche con loro potrà essere realizzata una leale unità di azione nella lotta contro la società borghese. È vero che per costoro, che non accolgono affatto premesse metafisiche, che non perseguono affatto il mito del vero Stato, per costoro, il segnare direzioni super-umane, metapolitiche e metastoriche e l'evocare una «realtà» superiore ravvisando in questa tutti i caratteri di verità, indicherà la presenza di una sublimazione - se non, addirittura, di una affezione schizofrenica. Ma è anche - e soprattutto - vero che, prescindendo dalle fonti di derivazione dottrinale - superumane, metapolitiche, metastoriche, per noi; esclusivamente umane, storiche, sociali, per costoro - l'obiettivo che forma il compito politico e anima l'agire nell'ordine storico temporale risulta per entrambi il medesimo: distruggere il sistema borghese. Che identica rimane l'esigenza di organizzare la vita dello Stato al di fuori della dialettica economica borghese; che in eguali termini di necessità si pone l’aspirazione a schiantare le strutture classiste su cui la borghesia poggia il proprio pre-potere; che il medesimo desiderio di lotta spinge e mobilita entrambi a reintegrare l'uomo - reso libero dai vincoli alienanti che la dittatura borghese gli ha imposto - nelle libertà e dignità che gli competono" <210.
[NOTE]
199 Cfr. Attentato dinamitardo contro l'appartamento di un avvocato, in «l'Unità», 17/1/1975; Bomba esplode contro la casa del direttore del Telegiornale, ivi, 19/1/1975; Senatore del msi prende a calci bomba che scoppia, in «La Stampa», 30/1/1975.
200 Citato in N. Rao, Il piombo e la celtica, cit., p. 71. Per gli attentati romani del FULAS la Corte d'assise d'appello di Roma condannerà per cospirazione politica il solo Signorelli, seppure in concorso con ignoti. Cfr. ivi, pp. 70-72.
201 Cfr. ibidem e ACS, MI, PS, Cat. G, b. 326, fasc. “Fronte Unitario di Lotta al Sistema”, nota della Questura di Roma n. 050132/UP, Fronte Unitario di Lotta al Sistema, 31/1/1975, allegato.
202 P. Concutelli, Io l'uomo nero, cit., p. 109.
203 Cfr. tra gli altri ivi, pp. 111-115 e ACS, MI, GAB (1976-1980), b. 43, fasc. “Ordine e sicurezza pubblica Roma e provincia (2° fascicolo)” s. fasc. “Occorsio dr. Vittorio. Procuratore della Repubblica. Omicidio”, nota del Gabinetto
del ministro, 10/7/1976.
204 Citato tra gli altri ivi, p. 114.
205 Cfr. F. Ferraresi, La destra radicale, cit., pp. 73, 108-109.
206 Cfr. ibidem.
207 N. Rao, Il piombo e la celtica, cit., p. 96.
208 Concutelli resterà in carcere fino al marzo del 2009, quando gli sono stati concessi gli arresti domiciliari per gravi condizioni di salute. L'aggravarsi dello stato clinico ha portato nel marzo 2011 alla sospensione della pena.
209 Archivio Radio Radicale, Registrazione n. 29783, cit., 1:35:10-1:35:36.
210 F.G. Freda, La disintegrazione del sistema, Edizioni di AR, s.l., 1969, p. 67.
Carlo Costa, "Credere, disobbedire, combattere". Il Neofascismo a Roma dai FAR ai NAR (1944-1982), Tesi di dottorato, Università degli Studi della Tuscia - Viterbo, 2014