mercoledì 14 aprile 2021

Gli sketch sono belli come una canzone

René Magritte, Omaggio a Mack Sennett, 1934 - Fonte: it.wahooart.com

47 - Sketch
Che belli, gli sketch. Sono belli come una canzone. A volte, ad esempio in Ettore Petrolini, le due cose si fondono, e lo sketch è anche una canzone. Oppure è un monologo che gioca sull'assurdo, sul decontestualizzato, sulla "cretinata":
     La mia distrazione mi espone continuamente
     a delle orribili figure. Lunedì scorso fui
     invitato a pranzo da un ammiraglio amico di
     mio padre. Per non lasciar la mia cagnetta sola
     a casa, pensai di portarla da un amico mio, dal
     quale sarei andato a riprenderla al ritorno dall'
     ammiraglio. Ebbene, cosa faccio? Resto io
     dall'amico e  mando la cagna dall'ammiraglio.
     Per fortuna, nessuno si accorse dello sbaglio.
Abbiamo detto decontestualizzato? Certo. Petrolini gioca anche su questo. Ci viene voglia di dire che persino certi quadri di René Magritte siano degli sketch. Pensiamo alla sorpresa erotica di Omaggio a Mack Sennett del '34, al naso nella pipa di La lampada filosofica del '36, all'ombrello concettuale di Le vacanze di Hegel del '58.
In Totò cerca moglie (di Carlo Ludovico Bragaglia, 1950) c'è una sequenza in cui Totò va a cena da una fanciulla di cui intende chiedere la mano. Sia lei che tutta la sua famiglia sono fortemente, inesorabilmente miopi. Per adeguarsi Totò si mette un paio di occhiali dalle spesse lenti, con il risultato che anch'egli riesce così a vedere pochissimo. Naturalmente l'invito a cena si risolverà in continui equivoci dovuti al fatto di non riuscire a distinguersi l'un l'altro. Ora potremmo scrivere: c'è una serie di invenzioni, trovate, colpi di scena. E invece no. Anzi, quando inizia a comparire qualche trovata (il sigaro affettato a tavola) lo sketch si affievolisce. Cos'è che funziona, dunque, nei primi minuti? È la mecccanicità, la ripetitività, verrebbe da dire l'impersonalità. L'applicazione rigorosa, geometrica della condizione di partenza ("io non ti vedo, tu non vedi me"). E quando, rimasto chiuso fuori dalla porta, Totò si fa riaprire dalla cameriera e naturalmente per parlarle si volge dalla parte opposta, verso il muro, l'effetto è irresistibile.
Marco Innocenti, Flugblätter (#1. 49 pezzi facili), lepómene editore, 2008, pp. 144,145
[Marco Innocenti è anche autore di altri lavori, quali articoli in IL REGESTO, Bollettino bibliografico dell’Accademia della Pigna - Piccola Biblioteca di Piazza del Capitolo, Sanremo (IM); Verdi prati erbosi, lepómene editore, 2021; Libro degli Haikai inadeguati, lepómene editore, 2020; Elogio del Sgt. Tibbs, Edizioni del Rondolino, 2020; Flugblätter (#3. 54 pezzi dispersi e dispersivi), Lo Studiolo, Sanremo (IM), 2019; articoli in Sanremo e l'Europa. L'immagine della città tra Otto e Novecento. Catalogo della mostra (Sanremo, 19 luglio-9 settembre 2018), Scalpendi, 2018; Flugblätter (#2. 39 pezzi più o meno d'occasione), Lo Studiolo, Sanremo (IM), 2018; Sanguineti didatta e conversatore, Lo Studiolo, Sanremo (IM), 2016; Enzo Maiolino, Non sono un pittore che urla. Conversazioni con Marco Innocenti, Ventimiglia, Philobiblon, 2014; Sull'arte retorica di Silvio Berlusconi (con uno scritto di Sandro Bajini), Editore Casabianca, Sanremo (IM), 2010; articolo in I raccomandati/Los recomendados/Les récommendés/Highly recommended N. 10 - 11/2013; Prosopografie, lepómene editore, 2009]