martedì 15 dicembre 2020

La libertà incisa nella roccia


Il ciclo delle canzoni su Sacco e Vanzetti fa parte di una fase molto importante della storia artistica e politica di Woody Guthrie. E' il momento in cui, dopo avere cantato il dramma dei profughi dei disastri naturali della dust bowl, Guthrie studia la storia del mondo operaio e dei movimenti democratici negli Stati Uniti e usa la sua voce per tenerne viva la conoscenza e il significato. Finora, aveva cantato soprattutto esperienze vissute in prima persona; adesso amplia le sue fonti, usa libri, giornali, archivi, e ritraduce tutto nei linguaggi della musica popolare. Così, scrive due delle sue ballate più drammatiche su due stragi operaie d'inizio secolo, 1913 Massacre e Ludlow Massacre a partire dall'autobiografia della militante sindacale Ella “Mother” Bloor, e le canta su motivi di tradizione orale (Bob Dylan prenderà la prima come base della sua Song to Woody. A proposito: ci sono echi sorprendenti fra We Welcome to Heaven Sacco and Vanzetti nel disco di Woody Guthrie, e Rainy Day Women 12 & 35 di Bob Dylan). In quegli anni, Woody Guthrie e l'organizzazione di cui fa parte, People's Songs, hanno ancora un pubblico sindacale e operaio; queste ballate sono un modo per consolidare la memoria di storie che appartengono all'America operaia e che nessun altro racconta. “Voi anime di Boston, chinate il capo: i nostri due figli più nobili sono morti; Sacco e Vanzetti sono stati uccisi, e portati via dalla marea dell'oceano...”. I nostri figli più nobili: Boston è la patria della rivoluzione americana e della fondazione dell'America coloniale. Ma i suoi figli più nobili adesso sono un pescivendolo e un calzolaio, immigrati di seconda classe, colpevoli di non aver voluto partecipare all'ultima guerra, lontanissimi da quelle origini patriottiche e puritane con cui Boston si identifica: “Versatemi un bicchiere di rosso vino italiano, lo voglio gustare per richiamare ancora una volta alla mente, ancora una volta all'anima, questa storia grande, forse più grande di tutte”.
Per prima cosa, dunque, Woody Guthrie riconosce in Sacco e Vanzetti la nuova tradizione democratica dell'America, i nuovi Padri Pellegrini: “Sono qui sulla roccia, Vanzetti, qui sulla roccia dove uomini come te hanno poggiato il piede”. E' la roccia di Plymouth, dove sbarcarono i fondatori; su questa roccia che è insieme un luogo storico e un immagine biblica, stanno insieme il martire Bartolomeo Vanzetti e l'aedo Woody Guthrie, a fondare di nuovo una storia di libertà: la democrazia in America adesso sono loro. Adesso, dice la canzone, attorno a questa roccia vengono i turisti, con le macchine e gli occhiali da sole; ma un giorno verranno gli operai, “quando le statue di questo paese avranno anime come la tua”.
Woody Guthrie si identifica con Bartolomeo Vanzetti e vede in lui non solo il militante rivoluzionario e il martire politico, ma anche un maestro della parola, un artista proletario come lui stesso: “il tuo ritratto è dipinto, Vanzetti, e le tue parole sono incise sulla cornice: le tue canzoni, le tue poesie, i tuoi sogni proletari arderanno coi nostri nomi più grandi”. Woody aveva fatto il pittore di insegne, amava disegnare, e adesso canta: “Dipingerò il tuo nome sulle mie insegne, sulle mie strade, le mie montagne, i miei negozi; le tue speranze, i sogni che hai sognato - farò in modo che il tuo lavoro non si fermi mai. Inciderò sulla roccia le parole che tu hai detto agli operai, gli insegnerò a lottare come te e come i Pellegrini che sbarcarono su questa roccia, le spargerò sulle acque, alle navi, ai pesci, ai gabbiani; rifonderò la tua carriola di pescivendolo nei metalli più fini e la spingerò attorno al mondo”. E' la visione di This Land Is Your Land, ma in più nitidi termini di classe.
Così, Woody Guthrie attinge direttamente alle parole di Vanzetti. Riscrive in musica la lettera di Bartolomeo Vanzetti al governatore dello stato: “non parliamo inglese troppo bene, ma rischiamo la vita per parlare chiaro... io sono un sognatore, un oratore, uno scrittore, lotto dalla parte dei lavoratori; Sacco è il ciabattino più veloce di Boston, abbiamo cercato la vostra terra sperando di trovare la libertà della mente... non chiediamo la grazia perché siamo innocenti, non abbiamo niente da farci perdonare. E sei lei scuote la testa e dice di no, il nostro destino è segnato; noi terremo alta la testa e cammineremo lungo questo corridoio della morte come altri lavoratori hanno camminato prima di noi, ma combatteremo la nostra lotta di classe, dovessimo avere altre mille vite da vivere”.
Il ciabattino, il pescivendolo: sono i figli più nobili di Boston perché sono i più umili, perché appartengono al mondo della gente comune, delle strade, dei vicoli. Non sono solo eroi e martiri a cui costruire un monumento, sia pure di parole e di note; sono anche due persone comuni a cui lo stato spezza la vita nel momento stesso in cui li proietta nella storia. “Se non fosse stato per questa vicenda”, scriveva Vanzetti, “avrei forse passato la vita a parlare agli angoli delle strade a gente che non mi ascoltava. Sarei forse morto ignoto, sconosciuto, fallito. Adesso non siamo più dei falliti... Mai in tutta la vita avremmo potuto sperare di fare così tanto per la tolleranza, per la giustizia, per la comprensione fra gli uomini quanto facciamo adesso per caso”. Ma Woody Guthrie cantava anche: “La moglie di Sacco aveva tre bambini, Sacco era un buon padre di famiglia; Vanzetti era un sognatore, sempre con un libro in mano”, Vanzetti era l'oratore, l'agitatore; ma anche Sacco aveva qualcosa da dire. Ed è giusto allora che il disco si chiuda con le sue parole, musicate e cantate dall'allora giovanissimo Pete Seeger. E' l'ultima lettera di Sacco a suo figlio, e non parla subito di politica ma di vita, di affetti: “E quando vorrai distrarre tua madre dalla pena che le stravolge l'anima, portala a camminare nel silenzio della campagna, raccogliendo fiori e riposando all'ombra degli alberi, accanto alla musica delle acque. La pace della natura le darà piacere, e lo darà anche a te. Ma ricordati, figlio, non tenerlo tutto per te, ma chinati anche tu per aiutare i deboli che ti sono vicini, i perseguitati, le vittime, i compagni che lottano e a volte cadono come tuo padre e come Bartolo. Nella lotta per la vita troverai più amore, e nella lotta anche tu sarai amato”.
Quasi quarant'anni dopo, uno dei nuovi gruppi del folk revival americano, Magpie, reincise questa canzone. Pete Seeger prese carta e penna, scrisse la musica e il testo, mise il disco in una busta, e li mandò ai suoi amici italiani, affinché aiutasse anche noi a non dimenticare. Prima e dopo di Woody Guthrie, questa è una storia che ha un rapporto intenso con la musica - dalle Lacrime `e cundannate incise a Little Italy già negli anni `20 a Here's to You Nicola and Bart, cantata da Joan Baez nella colonna sonora del Sacco e Vanzetti di Montaldo. E' una storia che va e viene tra l'America e l'Italia, Pete Seeger spedisce in Italia la sua canzone, e noi dei Dischi del Sole che facciamo un disco di canzoni popolari italiane destinato all'America e lo apriamo con Giovanna Daffini che canta la Sacco e Vanzetti dei cantastorie padani ... la stessa che, appresa dalla sua voce, cantano nel 2002 insieme in concerto e in disco Giovanna Marini e Francesco De Gregori. E' una storia che sta bene con la musica perché smuove emozioni profonde - il senso di giustizia, la rabbia contro il pregiudizio e la discriminazione, il rispetto per due uomini dignitosi, l'amore per il mondo e per la vita che hanno affermato fino alla fine, il senso di identità di chi, come Woody Guthrie, sente di appartenere a quella storia e di volerla continuare - e perché queste emozioni le traduce in parole elementari ed eloquentissime.
La più bella canzone su Sacco e Vanzetti però non è di Woody Guthrie. L'ha scritta un dolcissimo barbuto folk singer del New England, negli anni `80, Charlie King. Si chiama Two Good Hands: “chi ricorderà le mani bianche e fini che toccavano le stoffe più fini, che versavano il vino migliore, che tirarono la leva e cancellarono la vita di due brave persone per servire i ricchi?”. Alle mani dei giudici, dei boia, dei cappellani, dei governatori, Charlie King risponde, anche lui, con le parole di Bartolomeo Vanzetti: “Tutti quelli che conoscono le mie mani sanno che non ho avuto bisogno di rubare e di uccidere. Posso vivere con le mie mani, e vivere bene. E tutta la mia vita ho lottato per liberare la terra da questi crimini”.
Woody Guthrie aveva ragione: la lotta di Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco non è ancora finita, le loro parole hanno ancora bisogno di essere cantate.

Sandro Portelli, Il manifesto, 22 agosto 2002