lunedì 21 febbraio 2022

Dopo la Liberazione, la situazione di Perugia rimane precaria ancora per qualche giorno


Fonte: Portale Umbria Giovani cit. infra

Nella decade tra il 10 e il 20 giugno 1944, l’ottava armata britannica attraversa quasi tutta l’Umbria: il 13, con la partecipazione dei partigiani della brigata Gramsci, viene liberata Terni, mentre battaglioni slavi e bande antifasciste anticipano gli alleati a Norcia, Cascia, Spoleto e Foligno; il 14 è la volta di Orvieto ed il 17 di Gualdo Tadino <83. L’attesa ansiosa dei perugini è rotta il 20 giugno dai soli britannici, senza un significativo contributo dei partigiani: nemmeno i membri del Cln, per eccesso di prudenza, onde evitare possibili scontri armati con i fascisti, vanno incontro agli inglesi <84.  Agli alleati, l’accoglienza della “capitale della rivoluzione fascista” sembra un benvenuto «forzato» <85. Le campane suonano a festa, ma l’arrivo delle truppe britanniche - simbolicamente raffigurato da Baduel in un elmetto capace, come un rito di passaggio, di fargli superare la fase dell’infanzia caratterizzata
dall’obnubilamento fascista - rappresenta per i perugini motivo di sollievo e tensione al contempo. I partigiani catturano alcuni fascisti che, «pallidi come morti» e «inerti fra spinte, schiaffi, calci, pugni, sputacchi, strattoni», vengono messi al muro «proprio di fronte al grande portone spalancato dell’Università» <86: sono alcuni dei cecchini lasciati dai tedeschi per infastidire l’arrivo degli alleati e favorire la ritirata dei nazisti verso nord, in direzione di monte Tezio. Il loro linciaggio viene evitato da un ufficiale inglese. Fatta eccezione per momenti di apprensione come questo, i perugini festeggiano i liberatori che distribuiscono, come altrove, razioni di cioccolato, pane bianco, sigarette, bacon o lo sconosciuto chewing-gum. L’attenzione degli abitanti del capoluogo è attratta dalla compostezza e dai turbanti delle truppe indiane, dai lunghi coltelli alla cintura degli australiani, dalla grossa Corona del
Rosario portata dai polacchi. Fuori da palazzo dei Priori, storica sede del comune, vengono appesi due grandi drappi degli Stati Uniti e dell’Urss; al loro fianco, ad onta degli sconfitti e dei liberati, un tricolore minuto privato anticipatamente dello stemma sabaudo. Il clima cambia repentinamente: i locali della casa del Fascio vengono occupati dalla casa del Popolo e sui muri compaiono scritte che inneggiano a Mario Grecchi e ai fratelli Ceci. Alcuni fascisti repubblicani vengono arrestati, mentre Rocchi riesce a fuggire al nord. In molti si schierano con i liberatori aiutandoli ad individuare le ex camicie nere «per rifarsi verginità di antifascismo assai improbabili» <87.
Dopo la Liberazione, la situazione di Perugia rimane precaria ancora per qualche giorno. L’ordinata fuga dei tedeschi viene protetta da alcuni membri della Wehrmacht, attestati in zona S. Marco, in una piccola casa da cui sparano colpi di granate sulla città per disturbare gli inglesi e ritardarne l’avanzata. «Per paradosso - ricorda Baduel - anche la gente che tanto aveva festeggiato gli inglesi, finì per parteggiare per quei tedeschi che tenevano in scacco i superpotenti angloamericani» <88. I tiratori distruggono tank inglesi e danneggiano alcuni palazzi di via Antinori, resistono per quasi due settimane ma poi devono arrendersi per mancanza di rifornimenti alimentari. A Liberazione conclusa i danni al centro cittadino sono relativamente contenuti e le vittime si aggirano attorno alla settantina.
Il 20 giugno, data già storica per Perugia <89, assume il significato profondo di termine a quo per una ricostruzione materiale e politica. Da allora la memoria della “capitale della rivoluzione fascista” inizia ad essere cancellata.
Nel resto della provincia, le truppe naziste si muovono in ritirata verso nord, lasciando alle loro spalle una scia di distruzioni di varia entità. A Magione, ad esempio, nel tentativo di rallentare l’avanzata degli alleati, viene perfino minato il corso <90. Eliminate le ultime resistenze tedesche, gli inglesi procedono entro luglio alla Liberazione del comprensorio perugino <91. Sono giorni convulsi, durante i quali non mancano brutalità e tentativi di vendetta. In qualche caso, le abitazioni degli ex fascisti vengono appositamente segnate per additare i proprietari al pubblico ludibrio. Altre volte ancora si arriva addirittura ad infastidire i figli degli sconfitti <92: la cieca crudeltà di una guerra fratricida è l’epilogo simbolico di una regione che per oltre vent’anni si era vantata di aver ospitato il “quartier generale” della marcia su Roma, atteggiandosi - tra retorica e realtà, tra propaganda e rivendicazioni politiche - a «regione più fascista d’Italia».
 


[NOTE]
83 Cfr. L. Clausi, Fasi e caratteri dell’’attività militare partigiana in provincia di Perugia, in L. Brunelli e G. Canali (a cura di), L’Umbria dalla guerra alla resistenza, op. cit., pp. 221-226. Sull’avanzata militare alleata e sulla Liberazione si rinvia, in particolare, agli approfonditi lavori promossi dalla Uguccione Ranieri di Sorbello Foundation: R. Ranieri (a cura di), Gli Alleati in Umbria (1944-45), atti del convegno “Giornata degli Alleati” (Perugia, 12 gennaio 1999), 3Effe, Perugia, 2000; J. Kinrade Dethick, The Trasimene Line. June-July 1944, 3Effe, Perugia, 2002 (poi riproposto in edizione italiana: La battaglia dimenticata. Alleati, tedeschi e popolazione civile sulla Linea del Trasimeno, 3Effe, Perugia, 2004).
84 G. Gubitosi, Forze e vicende politiche tra il 1922 e il 1970, in A. Grohmann (a cura di), Perugia. Storia delle città italiane, op. cit., p. 239. In proposito si veda anche F. Innamorati, Perugia non riuscì a liberarsi, in Ruggero Ranieri (a cura di), Gli Alleati in Umbria (1944-45), op. cit., pp. 62-64, e R. Covino, Dall’antifascismo alla resistenza, in R. Rossi (a cura di), Perugia. Storia illustrata delle città dell’Umbria, op. cit., p. 832.
85 Cfr. R. Rossi, La liberazione e la ripresa democratica, in R. Rossi (a cura di), Perugia. Storia illustrata delle città dell’Umbria, op. cit., p. 849.
86 U. Baduel, L’elmetto inglese, op. cit., pp. 280-281.
87 Ibidem, p. 303.
88 Ibidem, p. 287.
89 Solo 85 anni prima i perugini avevano cercato di resistere alle truppe papaline contribuendo ad aprire la via ai piemontesi. Molte le analogie tra i due momenti storici, a partire dalle condizioni meteorologiche, pioggia in ambedue i casi, e dall’ingresso delle truppe straniere, sempre da Porta S. Pietro. «Entrambe le volte questa data portò, insieme al tepore della nascente estate, il rombo dei cannoni entro la città. Entrambe le volte qualche cosa cadde, qualcosa mutò, qualche cosa di nuovo sorse. Migliore o peggiore del precedente? Entrambe le volte, come sempre avviene, la parte vittoriosa non seppe indulgere alla perdente, la parte perdente non seppe perdonare ai vincitori l’umiliazione
della sconfitta. (…) La memoria è patrimonio di tutti, di chi gioì e di chi soffrì, di chi vinse e di chi perse, di chi vi partecipò e di chi solo ne udì il racconto» (20 Giugno 1859-20 Giugno 1944, due momenti di storia perugina, in Tramontana. Libero foglio di vita e costume, anno VI, n. 6, Perugia, giugno 1957).
90 Cfr. A. Caligiana, Vi racconto, op. cit., p. 73.
91 Il 22 giugno 1944, prima della Liberazione - avvenuta il 24 luglio successivo -, Gubbio è teatro di un drammatico eccidio, perpetrato dai nazisti in ritirata. Le vittime sono 40. Sulla strage, costellata ancora di molti punti interrogativi, si veda L. Brunelli e G. Pellegrini, Una strage archiviata, op. cit. Per ulteriori considerazioni sul tragico episodio si rinvia anche a G. Severini, L’eccidio di Gubbio tra storiografia e giustizia denegata (note a margine di un recente volume), in Diomede. Rivista di cultura e politica dell’Umbria, n. 1, anno I, settembre-dicembre 2005, pp. 61-76. Due giorni prima di Gubbio, il 22 luglio, viene liberata anche Città di Castello (sulle vicende dell’Alto Tevere dalla guerra alla Liberazione si rinvia ad A. Tacchini, Il fascismo a Città di Castello, op. cit., pp. 72-82).
92 Cfr. A. Caligiana, Vi racconto, op. cit., pp. 74, 77.

Soldati dell'VIII Armata britannica - Fonte: Portale Umbria Giovani cit. infra

Leonardo Varasano
, "La prima regione fascista d'Italia". L'Umbria e il fascismo (1919-1944), Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, 2007 

La Liberazione di Perugia - Fonte: Portale Umbria Giovani cit. infra

[...] È il 1943 quando si formano le prime bande di partigiani. Una resistenza armata contro fascismo e nazismo. La natura è una fedele alleata e le fresche montagne permettono la buona riuscita di attacchi improvvisi contro i nemici. L’Umbria infatti ha visto, fra i suoi monti, centinaia di uomini pronti a tutto, disposti a far risplendere di resistenza i suoi borghi medievali.
La Brigata San Faustino - Proletaria d’urto conta circa 350 partigiani, fra di loro ci sono sopratutto contadini e proletari che operano nella parte alta dell’Umbria e nelle vicine terre marchigiane: Pietralunga (dove nasce), Montone, Gubbio, Apecchio, Cagli, Umbertide e Città di Castello. Molti giovani e qualche decina di jugoslavi scappati dai campi di concentramento sull’Appennino umbro-marchigiano, fra cui Colfiorito, formano invece, tra Foligno, Nocera Umbra e Gualdo Tadino, la 4ª Brigata Garibaldi. La loro maggiore preoccupazione è attaccare i comandi tedeschi senza arrecar alcun danno alla popolazione civile.
E ancora, la Brigata Garibaldi “Antonio Gramsci” che si forma subito dopo l’armistizio dell’otto settembre, composta principalmente da uomini appartenenti alla Valnerina e alle zone limitrofe; contadini, operai ternani, centinaia di jugoslavi e qualche prigioniero di guerra sovietico.
Nel 1943 un gruppo di giovani sale sul monte Malbe per dare inizio all’impresa, sono pochi, non hanno esperienza militare e mancano di equipaggiamento. Ci troviamo nel pressi di Perugia e parliamo della Brigata Francesco Innamorati nata più tardi rispetto le altre bande. Difatti la città, capoluogo di regione, vede non soltanto lo stanziamento del prefetto e molteplici realtà politiche al suo interno ma anche tutte le strutture militari e di polizia tedesche. Il gruppo, in seguito, si sposterà sui colli della piana del Tevere fra Torgiano e Deruta, operando insieme alla Brigata Leoni che lì si è formata, precisamente a Castelleone, frazione collinare di Deruta. Moltiplicheranno le azioni e vedranno molti più combattenti tra le loro fila.
Durante la guerra di liberazione come precedentemente detto operò la brigata Garibaldi “Antonio Gramsci”: un suo battaglione venne intitolato, nel Febbraio del 1944, a Germinale Cimarelli (Germinal), partigiano nativo di Terni con una lunga storia di militanza antifascista alle spalle. Fin dalla prima metà degli anni ’30 Germinal è un fervente comunista all’interno delle acciaierie di Terni, e per le sue attività politiche, il 22 Settembre del 1936, viene condannato al confino nelle isole Tremiti, dove si distinguerà per continue opere di insubordinazione nei confronti delle autorità del luogo. Quindi il carcere dell’isola di Ponza dove rimane per due anni, fino alla sua liberazione avvenuta nel 1943 in seguito alla caduta del regime fascista in Italia. Nonostante soffra di un grave disturbo alla vista, Germinal si unisce senza indugio alla Resistenza nelle fila del Pci, organizzando nella zona del Ternano una formazione di circa trenta uomini tra i quali anche ex prigionieri di guerra russi. L’episodio che lo rese famoso e gli valse tra gli altri riconoscimenti anche una medaglia d’oro al valore militare avvenne il 20 gennaio del 1944 sul Monte Torre Maggiore, una vetta montuosa posta sopra l’abitato di Cesi (Terni). Quel giorno, infatti, un drappello di fallschirmjäger (paracadutisti) tedeschi condusse una forte operazione di rastrellamento contro le bande partigiane della zona, durante il quale Germinal per impedire la distruzione del suo reparto, oramai accerchiato, rimase indietro per coprire la ritirata dei compagni battendosi solitario contro l’intero distaccamento nemico. Dopo la morte gli venne conferita la medaglia d’oro al valore militare, le motivazioni scolpite in calce recitano così: “Dopo l’8 settembre fu tra i primi a insorgere contro l’invasore. Comandante di un distaccamento partigiano, durante un potente rastrellamento tedesco, allo scopo di evitare la distruzione del suo reparto in procinto di essere accerchiato, ne ordinava il ripiegamento che proteggeva, rimanendo al suo posto, col fuoco di una mitragliatrice diretto contro i tedeschi incalzanti. Quale sfida al nemico issava il tricolore e dopo una lunga ed impari lotta, crivellato di colpi, cadeva da eroe sull’arma salvando così con suo cosciente sacrificio tutti i suoi compagni. Umbria, 20 gennaio 1944”. Terni venne liberata il 13 giugno del 1944.
Fra i componenti delle brigate non mancheranno di certo vittime, senza distinzione d’età o sesso. I rastrellamenti da parte della fazione nemica saranno violentissimi e non risparmieranno i civili. I partigiani riusciranno a scacciare il nemico e resisteranno fino all’arrivo delle truppe alleate amministrando e salvaguardando, come meglio potevano, il territorio e le sue ricchezze. I fascisti, perugini e ternani, cercheranno riparo fra Lombardia, Veneto e Emilia Romagna, molti di loro saranno però protagonisti di efferati episodi commessi, in seguito, dalle Brigate Nere presenti in quell’aria d’Italia.
Pochi giorni dopo la liberazione di Terni, uno scalpitio di ordine militaresco perfettamente ritmato incombe sul selciato di Borgo XX giugno, a Perugia. Nella tarda mattinata del 20 giugno 1944 il Frontone accoglie le truppe dell’ottava armata britannica. Gli alleati, i liberatori, non sono soltanto aitanti inglesi, scozzesi o canadesi, fra di loro si conta anche qualche indiano. [...]
 

Partigiani umbri e jugoslavi della Brigata Gramsci - Fonte: Portale Umbria Giovani cit. infra

Federica Magro
e Gianmarco Leti Acciaro, La Liberazione dell’Umbria: storie di Resistenza, Portale Umbria Giovani, 24 aprile 2020